Tre metri sotto terra di Massimiliano Nuzzolo

di Paolo Trucillo, scrittore - 22-10-2009 

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Forse è eccessivo ritenere geniale questa idea di “tre metri sotto terra”, tuttavia devo ammettere che il titolo mi ha molto incuriosito. Ed è questo il motivo principale per cui decisi di comprarlo; in fondo è per i titoli accattivanti che un borghese piccolo come me compra i libri. Mi sembra piuttosto evidente che questo testo voglia un po’ prendersi gioco della prima opera di Moccia, Tre metri sopra il cielo, dato alle stampe nel ’92 e seguito dalla saga interminabile di romanzi tanto acclamati da molti fanciulli italiani.

L’idea, anche se un po’ macabra, è piuttosto originale. L’autore, scrittore e manager di un gruppo musicale italiano, propone attraverso il romano “Coniglio Editore” una raccolta di pensieri, versi e ricordi di persone morte, che ora si trovano “tre metri sotto terra”. Una sottile vena ironica rende il tutto meno drammatico e più suggestivo. Frasi brevi e concise, che riassumono più o meno elegantemente il tipo di vita vissuta dal defunto e il modo in cui è morto. "Una volta provai ad andare in guerra, ma non fu una grande esperienza: sono morto" recita uno degli epitaffi. La morte di questi uomini è spesso violenta o comunque provocata dalla violenza omicida di altri uomini. Molto carina è pure “Avevo detto semplicemente No alla sua pubblicazione” potrebbe essere un simpatico epitaffio per “minacciare” qualche editore non troppo convinto di pubblicare gli scritti ancora un po’ acerbi e velleitari di noi giovani autori in erba. Può tornare utile in certe occasioni e potrebbe anche ispirare il titolo di un’opera dedicata al proprio publisher, idea già messa in pratica da alcuni scrittori in passato. Rimane ancora pieno di mistero l’epitaffio “Pensavo”. Una sola parola per indicare ai viventi il motivo della propria morte. Ucciso perché mostrava al mondo di avere una propria identità e soprattutto di pensare liberamente con la propria testa. Magari contro corrente. In fin dei conti pensava, e questo a volte è considerato un reato inammissibile. Cinquantanove pagine da gustare, verso dopo verso, accanto alle piacevoli illustrazioni di Finamore.

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