Testimoni nel quotidiano di Alberto Migone

di Luca Tognaccini - 07-10-2010 

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Questo volume raccoglie alcuni dei molti editoriali scritti dal direttore per «Toscana Oggi». I temi affrontati vanno dalla politica al ruolo dei laici nella Chiesa, dalla giustizia alla guerra, alla pace, dalla famiglia ai grandi eventi ecclesiali, alle questioni etiche.

Dal libro emerge la bella personalità di Alberto Migone. Permettetemi di ricordare brevemente il caro amico Alberto Migone e di dirgli “Arrivederci” , perchè dove sicuramente è lui ora si sta bene e spero di riincontrarlo Lassù anch’io quando sarà il mio momento. Io l’ho conosciuto nel 1984 quando arrivò alla redazione di Toscanaoggi in punta dei piedi per diventare Direttore. Una persona mite ma decisa nel difendere l’Essenziale, ciò che gli permetteva di concedere qualcosa nel resto. Ha impresso sul giornale uno stile in punta di fioretto - che non è detto che faccia meno male di una sciabola - apprezzato da tutti e che ha contraddistinto lo stile del settimanale dei cattolici toscani, aperto al dilogo interecclesiale come a quello coi ’lontani’, cui venivano sempre lasciate più di una porta aperta. Speriamo che lo stile migoniano, diventato habitus redazionale, continui ravvivato. Lui sicuramente farà il tifo da lassù. Democratico e partecipativo nel gestire la redazione - anche l’ultimo dei redattori era rispettato per la scintilla di verità che poteva rivelare - Migone semplicemente portava il suo modo di essere cattolico anche nell’attività giornalistica, un fardello che aveva obbedientemente accettato per servizio nei confronti della Gerarchia, consapevole dei problemi che ogni attività umana sociale porta con sé. In redazione compariva ogni tanto una vera e propria ’corte dei miracoli’ fra cui si distinguevano coloro che ricorrevano alla sua carità: come La Pira.Apparteneva alla “Comunità di Gesù” per la quale aveva preso i voti di castità, umiltà. obbedienza. Aveva un’ironia manzoniana che gli permetteva di giudicare il prossimo senza condannarlo, certo che colui che giudica aveva la ultima parola su tutto. Non percepiva stipendio per la sua attività di Direttore, che svolgeva appunto come totale servizio alla Chiesa e non come tornaconto personale se non per l’accumulo di meriti ultraterreni. Cosa che gli è stata riconosciuta da tutti i Vescovi della Toscana – mi sembra- nelle loro omelie. Un onore per me averlo conosciuto. Gli chiedo scusa anche adesso se come redattore gli ho creato qualche problemino. Ma Lui mi ha perdonato. Grazie di tutto, carissimo amico mio, Alberto Migone!

Alberto Migone, «uno dei più alti e santi testimoni della laicità cristiana oggi». Sono parole del vescovo di Prato, Gastone Simoni. «Un uomo di forte radicamento ecclesiale, di chiara lettura dei tempi, di equilibrato giudizio nelle situazioni problematiche». Così ha detto di lui l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, nell’omelia del funerale celebrato il 2 giugno 2009 nella Basilica fiorentina della Santissima Annunziata. «Alberto era un uomo giusto», ha scritto il cardinale Silvano Piovanelli: «giusto nel senso biblico della parola». «Un grande», lo ha definito l’allora direttore di «Avvenire», Dino Boffo, nella commemorazione funebre.

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