Morte di un biografo - Santiago Gamboa

di Alessandro Martorelli, scrittore - 23-12-2011 

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E’ un invito a scuotere la routine quotidiana di uno scrittore convalescente dopo una lunga malattia. Un invito ad un congresso per scrittori a Gerusalemme. Un invito strano però, perché dal programma allegato il protagonista scopre di essere l’unico che può definirsi un vero scrittore. Nella lista degli invitati infatti ci sono alcuni biografi, una pornostar, un antiquario e un pastore evangelico. Ma già dal primo giorno, si capisce che non sarà un congresso come tanti. In un lussuoso albergo al centro della Città Santa, si avvicendano storie di personaggi incredibili: quella dell’amicizia di due giocatori di scacchi, quella di un meccanico colombiano sequestrato dalle forze paramilitari, quella di Sabina Vedovelli, avvenente e famosa attrice porno italiana con una vita tutt’altro che semplice. E poi c’è lui, José Maturana, pastore evangelico con un passato fatto di violenza e droga, che ha visto in Dio la sua salvezza. Un passato che forse torna a prenderlo però, visto che appena dopo il suo intervento nel congresso il pastore viene trovato morto nella sua camera. Il nostro protagonista scrittore si ritroverà quindi, per dei casi fortuiti, ad indagare sulla morte di Maturana, inoltrandosi in una Gerusalemme dalla doppia faccia fatta di apparenza e violenza, sacralità e guerra, che riflette in maniera speculare la misteriosa storia del pastore.

Con “Morte di Un Biografo” (E/O, 2011), Gamboa ci offre un romanzo che si presenta come un moderno Decamerone, dove personaggi particolari raccontano storie particolari, ma che quasi immediatamente assume dei toni noir e surreali. Si tratta di un classico esempio di “storia nella storia”, dove ad un filo conduttore (la morte di Maturana) si intrecciano altri fili che portano il lettore in altre dimensioni narrative, ma altrettanto coinvolgenti. Quello di Gamboa è un lavoro ben riuscito: nonostante i cambi di scena repentini, non si perde mai il filo del discorso né l’interesse per la storia principale, così come la caratterizzazione dei personaggi risulta molto centrata, anche grazie all’adozione di stili narrativi diversi. Insomma finalmente un libro che elimina ogni cliché sulla “tipica” scrittura degli autori sudamericani.

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