Medea - Christa Wolf

di Tessa Bernardi - 19-12-2011 

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Il mito di Medea rivisitato dall’autrice tedesca Christa Wolf, recentemente scomparsa, è un tentativo di dare voce - e Voci è infatti il sottotitolo dell’opera - ai personaggi femminili di cui l’antica cultura patriarcale popolava i propri testi.

L’antichissimo mito di Medea, la sapiente maga barbara che aiutò Giasone e gli Argonauti a recuperare il Vello d’Oro, rifiorisce dalla penna di Christa Wolf in un testo che vede la propria pubblicazione nel 1998. La polifonia di voci adottata come strategia narrativa dalla scrittrice - sei personaggi ci offrono il loro punto di vista rispetto alle vicende - fa emergere lo scontro tra sessi e culture che in Euripide è altrettanto marcato.

La differenza maggiore sta nella caratterizzazione della protagonista: il mito classico vuole che Medea sia una donna potente, sapiente, pazza d’amore per Giasone al punto da uccidere il fratello per non farsi raggiungere dal padre dopo che ha trafugato il sacro vello. Medea è anche una donna determinata e orgogliosa: messa di fronte a una scelta e all’orgoglio, decide per la distruzione di tutto ciò che le è caro, mostrandosi cinica e spietata. Incapace di dividere il marito con una nuova donna, si ingegna per ucciderla insieme a suo padre e per lasciare Giasone senza eredi, rendendo assoluta e definitiva la propria vendetta. Con Christa Wolf non incontriamo niente di tutto questo: la sua Medea è una donna che non potrebbe mai nuocere ai propri bambini, è una vittima della superstizione e della diffidenza di una cultura che le è estranea per nascita, è una martire in fuga.

Avvalendosi dell’aiuto di una studiosa di Basilea, la Wolf recupera la versione pre-euripidea del mito e lo riscrive in modo da dare voce e dignità alla figura femminile che, nell’immaginario classico, incarnava per eccellenza la violenza e la pericolosità del binomio donna-potere. In questo testo, la Wolf sottolinea piuttosto la perversità del potere maschile, incarnato dal re di Corinto, Creonte, che ha fondato - come altri prima di lui - il proprio regno su un sacrificio abietto e crudele: l’uccisione della figlia che, sposandosi, avrebbe condotto un altro uomo al trono. Dimensione pubblica e dimensione privata si scontrano come in Euripide non era affatto previsto e la Wolf tratteggia con estrema precisione questo conflitto che, probabilmente, tutt’oggi è alla base dei nostri sistemi di potere.

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