Marlowe ti amo. Una storia in sette giorni di Frank Spada

di Recensore esterno - 08-02-2010 

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California, anni Cinquanta: una ragazza fuggita da casa, allo sbando tra i night club e il ricordo del padre morto in un incidente aereo. La matrigna, occhi di smeraldo, è in pena per trovarla. Un incarico apparentemente semplice per un detective come Marlowe, se non fosse per il suo doppio, il compare che lo tiene costantemente in bilico tra l’osservazione di un entomologo e il raccontarsela da solo. Un Cessna schiantato in circostanze misteriose e un’eredità da capogiro lo spingono a incontrare un uomo in carrozzella. E gli incarichi diventano due, riferiti alla stessa persona. Tra un pranzo da Minnie’s, una visita a Mà, troppi liquori e sigarette fumate in conversazioni immaginarie con Pà, Marlowe percorre le strade di Bel Air e gli altopiani di San Ferdinando a bordo della sua Olds, cercando di allargare il panorama con l’aiuto di una lente, per comporre le scene di una storia che sembra più grande di quel che gli vogliono far credere. Finirà per oltrepassare i confini segnati per lui, in un universo popolato da figure ambigue che neppure un terremoto potrà scuotere. La colonna sonora è il jazz della West Coast e il regista uno che si scrive i copioni da solo. Il primo romanzo di Frank Spada è un omaggio originale alle atmosfere di Chandler, tra un assolo di Art Pepper, Shorty Rogers e i suoi Giants e uno struggente Bobby Hackett che gira in un juke-box. (note di copertina)

All’inizio non ci si fa caso: si comincia a leggere Marlowe ti amo tutto d’un fiato. come è giusto che avvenga per un buon giallo, che cattura, avvince, spinge a divorare le pagine per raggiungere il finale. Ma via via che i capitoli scorrono, diviene chiaro che non si tratta di un semplice romanzo giallo. Anzi forse il genere è solo un pretesto per dire altro.

Così, una volta arrivati all’ultima pagina, lo si riprende in mano e non ci si fa più incantare dall’atmosfera americana anni ’50, dal detective sgualcito in conflitto costante col suo doppio, impegnato in un indagine che pare roba da niente e invece è la punta di un iceberg, affettuosamente sollecito con ma’ e rispettoso ascoltatore dei consigli che pa’ gli impartisce dall’aldilà. E mentre ti lasci incantare da una scrittura elegante e senza sbavature che gioca col lettore attraverso pirotecniche metafore, capisci che l’essenza di questo libro è tutta nel titolo. perché Marlowe ti amo si presenta come un giallo ma in realtà è una dichiarazione d’amore: alla letteratura, a Raymond Chandler, a Joseph Conrad, al jazz e alla vita, bella o brutta che sia.

Recensione di Carla Casazza

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