Malapolizia - Adriano Chiarelli

di Mario Bonanno - 05-12-2011 

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Malapolizia si scrive tutto unito, è gergale, scorretto, deviato e deviante. Un’altra necrosi del sistema, l’ennesima (malasanità, malapolitica, malagiustizia), di quelle che atterriscono di più: uomini in divisa contro uomini piccoli, fragili, spesso malati. Malapolizia evoca deliri di onnipotenza, senso di impunità, abusi di potere, fantasmi argentini: l’arroganza del forte contro il debole. Oltre che una locuzione, "Malapolizia" è adesso anche un libro che spaventa e fa pensare insieme, pubblicato con Newton Compton da Adriano Chiarelli.

Un libro nero, dell’orrore, di quelli veri che ti tolgono il sonno, altro che zombi e case infestate. Un libro-inchiesta sulle morti oscure (sulle morti evitabili) per mano delle forze dell’ordine. Le “mele marce” in divisa, come li chiama qualcuno, minimizzando alquanto. Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Riccardo Rasman, Gabriele Sandri, Domenico Palombo, Marco De Santis, Maria Rosanna Carrus, ma i “casi” che troverete in questo excursus tra i gironi infernali della violenza di Stato sono molti di più, e inquietano.

In una nazione sedicente democratica, com’è possibile che un normale intervento di polizia si trasformi in omicidio? Qual è il discrimine che separa la tutela dell’ordine sociale dall’abuso di potere?, la legittima difesa dalla tortura, dall’omicidio preterintenzionale? L’inchiesta di Chiarelli (lavora come autore e sceneggiatore per cinema e televisione) non è pregiudiziale, ideologicamente violenta, scorretta, contro la forza pubblica. Dice però pane al pane, e lo fa dire, quasi sempre, alle carte delle procure, alle parole dei familiari intervistati, sollevando il velo sugli scenari di ferocia in divisa post G8 di Genova. Sulla sopraffazione senza testimoni consumata troppo spesso nelle camere di sicurezza delle questure, nelle celle dei penitenziari, oppure per strada, quattro contro uno, a calci e pugni, a manganellate. Il fatto più grave è che l’elenco dei morti e dei feriti si allunga col tempo e nel tempo, spesso offuscato dal silenzio delle istituzioni.

Quelle raccolte in “Malapolizia” sono storie scomode, crudelissime, che qualcuno vorrebbe farci dimenticare. Servendosi di un nutrito novero di materiali inediti, Chiarelli punta invece il riflettore sul lato buio della pubblica sicurezza, imbastendo un’inchiesta civile destinata a far discutere. Da non perdere.

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