La traccia dell’angelo - Stefano Benni

di Emmabi - 24-12-2011 

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Ancora una storia ambientata a Natale, un Natale degli anni Cinquanta: è il contributo di Stefano Benni alla tematica degli angeli.

Edito da Sellerio nel 2011, "La traccia dell’angelo" è un breve testo di Stefano Benni dedicato alla malattia e prende spunto dalla storia di Morfeo, bambino di otto anni che il giorno di Natale viene colpito in mezzo alla testa dalla caduta di una pesante persiana nella casa dei nonni.

A seguito del fatto, Morfeo comincerà una storia decennale di cure chimiche che lo accompagnerà fino al momento di entrare in clinica, per un tentativo di disintossicazione dai farmaci. A fargli compagnia nel corso degli anni un angelo cattivo, Gadariel, che ha un compito, tre cose da fare:

Per prima cosa dovrò aiutare Morfeo. Morfeo non lo sa, ma aspetta un figlio. Dovrò aiutare tutti e due. Poi dovrò aiutare suo padre, il vecchio Giobbe. Infine dovrò fare qualcosa per togliere un po’ di dolore al mondo. Nell’esistere di tutti il bene è sempre una goccia più del male, una minuscola goccia, bisogna raccoglierla e versarla ogni giorno.

Ho letto alcune critiche piuttosto negative da parte di lettori di Benni, accusato di essere invecchiato e di aver perso lo stile originale, del tutto unico. Effettivamente ho ritrovato lo stile inconfondibile e vulcanico dell’autore solo nelle prime pagine della Parte seconda del libro.

Ma la ragione, a mio parere, è questa: "La traccia dell’angelo" è un’intensa riflessione, non un esercizio di fantasia, è un libro di denuncia dello strapotere dell’industria della salute e dei medicinali, la terza industria del mondo, dopo quella delle armi e del petrolio.

E la riflessione, spesso cruda, non può allontanarsi troppo dal reale o estraniarsi dal mondo degli uomini.

Questo ospedale è il mondo, lo stesso mondo di prima, anche se ora non lo riconosci più: il mondo è un enorme ospedale. Tutti cerchiamo di guarire, di non soffrire troppo, di uscirne vivi ancora una volta, di cambiare qualcosa per sempre. Chi ha soldi può credere che potrà guarire dal mondo in fretta, comprerà ogni primario, medicina, privilegio e comodità, entrerà nella camera lussuosa, si sdraierà sul letto a baldacchino. Si illuderà che nessun virus potrà entrare lì dentro, se entrerà verrà stanato e ucciso in fretta. Ogni dolore che entrerà in un attimo uscirà. Sarà presto deluso. Soffrirà come gli altri, non c’è moneta per guarire dal mondo.

Qui, in queste parole, io ritrovo la voce e lo stile di Benni, forse invecchiato ma pur sempre un autore di grande interesse.

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