La misura del mondo - Daniel Kehlmann

Recensione di - 17-04-2012
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La misura del mondo - Daniel Kehlmann

Il Congresso degli scienziati tedeschi del 1828 ospita due personaggi illustri: il barone Alexander von Humboldt e Carl Friedrich Gauss. Ormai avanti con gli anni e alle prese con lo studio del magnetismo, i due si incontrano di persona per la prima volta dopo aver tanto sentito parlare l’uno dell’altro.
Il matematico brontolone e il logorroico esploratore si raccontano, rievocando il passato trascorso ai due capi opposti - o quasi - del globo terrestre, solo per scoprire di aver dedicato la vita intera al medesimo scopo: trovare la misura del mondo.

Per miglia e miglia, Gauss aveva dovuto misurare tutto due volte per la caterva di errori che c’erano.
Errori nella quinta cifra dopo la virgola! Non avevano nessun valore, erano del tutto irrilevanti.
Un attimo, disse Humboldt. Gli errori di misurazione non sono mai irrilevanti.

Daniel Kehlmann, prolifico scrittore tedesco, romanza le vicende e gli aneddoti che riguardano due grandi figure della scienza ottocentesca e le rende vive, fatte di genialità e di follie, di passioni infinite e di debolezze ridicole, consentendo ai lettori di conoscere i "dietro le quinte" delle più grandi scoperte della fine del diciottesimo secolo e le particolarissime biografie di due uomini di cui spesso, purtroppo, si conosce soltanto il nome.

Alexander von Humboldt, impeccabile con la sua finanziera e lo stemma di famiglia, attraversa l’oceano per esplorare il Sud America e le sue meraviglie insieme al povero Bonpland, collaboratore sempre dimenticato dalle cronache. Geniale e folle, il barone testa su se stesso ogni intuizione e diventa il padre della geografia moderna e apporta numerosi miglioramenti alla cartografia e allo studio sul magnetismo. Tra un’allucinazione dovuta all’ingestione del curaro e un soliloquio sul punto di ebollizione dell’acqua in quota, scopre la sorgente dell’Orinoco, esplora grotte profondissime, si cala nei vulcani e si ripromette di provare che il cuore della terra è caldo, molto caldo.

Rimanendo fermo in Germania, atterrito alla sola idea di doversi trasferire da casa a Gottinga, il matematico Gauss si dimostra invece un ragazzo prodigio: vive di equazioni, della pubblicazione di un tomo voluminoso dedicato all’essenza dei numeri e di astronomia, l’unica branca di studio che gli concede di guadagnare qualcosa lavorando alla corte del duca. Non ha bisogno di girare per il mondo per misurare orbite spaziali: salire su una mongolfiera gli concede una visione della realtà più che sufficiente e intravedere la pallida luna dalle cortine del talamo nuziale basta e avanza a farlo balzar giù dal letto per annotare una formula.

Accidenti, disse Gauss. Ma non basta portare gli attrezzi a spasso, bisogna anche pensare. La componente orizzontale del campo magnetico può essere rappresentata come funzione della latitudine e della longitudine geografiche. La componente verticale si esplicita nel modo migliore come uno sviluppo in una serie di potenze basata sul diametro reciproco della terra. Una semplice funzione sferica. Rise sommessamente.
Funzione sferica. Humboldt sorrise. Non aveva capito neanche una parola.

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