La fattoria degli animali di George Orwell

di Tancredi Pascucci - 09-09-2008 

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Durante una notte, nella campagna inglese gli animali della fattoria del signor Jones si riuniscono. Il Maggiore, un maiale saggio e pieno di esperienza, tiene una riunione con gli animali della fattoria, descrivendo il suo sogno di una fattoria libera dal giogo dell’uomo, l’unico animale che consuma senza riguardo e domina sugli altri. Inizia così la ribellione...

Il racconto, scritto in maniera ironica e fluida, è un’allegoria del socialismo e della sua iperbole stalinista che lo porta alla realizzazione di una grande e amara disillusione. Il maggiore rappresenta i padri fondatori del comunismo Marx e Lenin; Palla di neve è Trotskij, il rivoluzionario genuino che dà il primo impulso alla rivoluzione, ossia alla prima fase innovativa, mirata alla reale risoluzione delle ingiustizie e dei soprusi; Stalin è rappresentato da Napoleon, un maiale opportunista ed ipocrita, che caccia Palla di Neve e mette in moto nei suoi confronti una campagna spietata di diffamazione e calunnia, trasformandolo nel capro espiatorio dei problemi della fattoria; Gondrano, il cavallo più forte e possente della fattoria, è il lavoratore modello, colui che porta avanti l’economia degli stati, per poi venir dimenticato quando sfinito e vecchio; Benjamin, l’asino della fattoria, rappresenta l’intellettuale dissidente, cinico e disilluso, ma critico e in grado di non lasciarsi andare in illusori entusiasmi verso le false rivoluzioni; vi sono i gatti, furbi ed egoisti, intenti a sfruttar gli ideali per adescare gli uccelli, dicendo loro che dovrebbero stare uniti e vicini; vi sono infine le pecore, la massa suggestionabile ignorante.

Molto interessante è come venga descritta l’iperbole di quella che era partita come una rivoluzione e alla fine riporta una situazione di oppressione delle masse. I maiali sono in grado di cambiare a piacimento le leggi dato che, oltre a essere gli unici in grado di leggere e fare da tramite con gli altri animali, possono anche fare affidamento sulla memoria corta degli altri, le pecore in particolare, che non ricordano quello che c’era scritto all’inizio. In questo modo, i primi sette comandamenti stilati con la rivoluzione verranno man mano cambiati, andando sempre più a favore dei maiali, fino a quando non si leggerà solo un unico comandamento: "Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri".E con questo si ritornerà alla situazione iniziale, secondo cui vi è un solo tipo di animale che comanda, ovvero chi - come gli uomini prima – sa leggere ed è più intelligente.

Il libro è la trasposizione letteraria di una disillusione storica e di un tradimento percepito in primis dall’autore stesso, che vive il sogno socialista infrangersi di fronte agli opportunismi e alle machiavelliche strategie di chi guida le rivoluzioni a favore degli oppressi con lo scopo di diventarne effettivamente l’oppressore.

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