Kismet di Marco Boietti

di Recensore esterno - 29-12-2009 

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Le poesie di Marco Boietti pubblicate in Kismet richiedono una lettura attenta - meglio sarebbe leggerle due volte- non solo per le diverse tipologie di discorsi inseriti in ambiti storici diversi, ma per i temi universali capaci di generarne altri di carattere duale: l’individuo e la storia, il destino individuale e quello generale, la speranza che richiama la preghiera, l’uomo sempre più responsabile nei confronti di una natura benigna/matrigna, le umane paure ingabbiate ed esorcizzate nelle favole, strumento taumaturgico per tutti i mali dell’animo. E’ un continuo fluire di riflessioni e considerazioni capaci, tuttavia, di una certa leggerezza che difficilmente mette il piede a terra. Se è vero che lo spirito del destino è una costante che, inesorabile, coinvolge tutti noi, quello di Kismet è soprattutto un destino solitario costantemente posto a confronto fra passato e presente, curiosità e tensione. Le emozioni musicali di facile individuazione per il noto tema sono legate a un famoso musical degli anni ’50 dove una parte è la rielaborazione de "Il Principe Igor" di Alexander Borodin.

Dott.sa Graziella Nante

La descrizione delle stagioni, la gerarchia fra ghiaccio e neve, l’illusione che vaga alla ricerca della speranza, una piccola luce,prima che venga recisa la corda della vita, l’oblio fitto di nostalgici ricordi mentre la gioia è fugace come un raggio di sole. Sono alcuni dei temi espressi dalle liriche di questo autore le cui poesie meritano di essere partecipate e nel rileggerle si coglie il piacere della lettura di ogni singolo "quadro". L’ uomo è quasi assente, il cuore della vita pulsa attraverso il monocrono bianco. Quinta di fondo, onnipresente, bandiera di sentimenti abbandonati altrove dove esiste il caldo dell’estate, i riti plebei della coltivazione dei campi, il canto delle donne rimaste a casa che ascende al cielo. Il mondo di ghiaccio e di neve chiamato in causa come metafora esorcizzante corre parallelo alle delusioni che l’ideologia dominante sempre imposta dall’alto riserva agli stessi promotori di nuove idee. Sia la visione oligarchica zarista sia quella successiva post rivoluzione del’17 relegano il popolo a percorrere una storia che lascia dietro di sè magre illusioni che mettono l’uomo in ginocchio, con la coscienza scalfita e, ben più grave, senza possibilità di riscatto. In questo mondo dove l’uomo è abbandonato a un futuro incerto, trova felice collocazione il mondo delle favole che sembrano metaforicamente posare una mano sulla sua spalla e infondere una infantile, temporanea rassicurazione. Originale è il percorso attraverso fasi storiche molto lontane ma capaci ugualmente di mettere l’uomo a confronto con le scelte dovute e i propri sentimenti. "Kismet" è un libro che si fa leggere soprattutto per la sua delicata astrazione, per la dolcezza di certi passaggi anche se eccede, forse, nella misura moralistica. Rimane tuttavia un lavoro pulito, ben scritto, dove ogni lirica ha una sua delineazione nella cornice che il suo autore gli ha dato.

Mario Bertino

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