Il visconte dimezzato di Italo Calvino

di Teodoro Ricci, scrittore - 21-01-2010 

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E’ inutile a dirsi: quando si sa scrivere, anche l’assurdo più assurdo diventa possibile. In una storia che a volte assume dei tratti davvero inverosimili, Calvino magistralmente monta un palcoscenico dall’aria fantasy, in un paesino immaginario, Terralba, dove costruisce una serie di microcosmi a rappresentare una critica alla propria società contemporanea, al tempo stesso (a detta dell’autore), una storia che prima di tutto diverta egli stesso. Il visconte dimezzato racchiude tutto ciò. La narrazione arriva al lettore tramite il racconto di tutta quest’avventura, dalla bocca del nipote di questo visconte tranciato a metà da una palla di cannone. La bellezza di questo racconto sta proprio nella genialità che l’autore adotta nel presentare questa storia: un visconte partito per la guerra e riportato a casa da una lettiga trasportata a braccia. Ma la metà di quest’uomo a far ritorno, ben presto si scoprirà esser arcigna e malvagia, tanto da divenir intransigente verso i reati ed istigando il falegname Pietrochiodo ad inventare veri e propri strumenti di morte. Fra i personaggi, spuntano fuori gli appestati di Pratofungo, gli ugonotti del colle e l’unico dottore presente: il dottor Trewlaney. E’ divertente vedere come un dottore in perenne ricerca di fuochi fatui non compia mai il suo dovere; anzi, la parte malvagia del visconte, soprannominata "il gramo", gli assicura che con la sua cattiveria gli procurerà molti altri fuochi, dovuti dalle sepolture delle sue spietate esecuzioni. Il personaggio che più ho apprezzato è stato Esaù, il figlio di Ezechiele l’ugonotto. Un furfantello che pare abbia capito tutto dalla vita; un ragazzino vispo e anticlericale, che compie malefatte a tutto spiano, fregandosene degli insegnamenti religiosi, mosso dalla volontà di compiere tutti i peccati possibili, anche quelli che i grandi gli dicono che non è ancora in grado di capire... una chicca, come quelle che solo un grande scrittore è in grado di regalare. Tutto sembra esser destinato ad andar sempre peggio a Terralba, finché l’altra metà del visconte, dopo molto tempo e fatica, riuscirà a tornare dalle sue parti. "Il buono" per alcuni, lo "zoppo-dall’-altra-gamba" per altri; alla fine, l’esatto opposto del gramo.

Passando attraverso una storia d’amore e molte considerazioni, Calvino stesso ammette che durante la stesura abbia pensato a quest’uomo tagliato in due, come a voler parallelamente indicare che tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra. Un classico irrinunciabile, dall’indubbio valore. Non resta che augurarvi: buona lettura!

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