Il settimo papiro di Wilbur Smith

di Flavio Raiola - 25-01-2010 

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"Il settimo papiro" si presenta al pubblico come capitolo finale di una trilogia di romanzi ambientati nell’antico Egitto e, dopo la meraviglia letteraria quale è soprattutto "Il Dio del Fiume", in molti si aspettavano non a torto un lavoro di altissimo livello. Purtroppo le aspettative pur forse troppo esigenti di un pubblico viziato da Wilbur Smith nel ricevere dall’autore opere eccelse non è stato soddisfatto da questo ultimo testo dei romanzi del Nilo, che risulta quasi opera di un’altra mano.

Premetto che il libro è tutt’altro che noioso o di scarsa fattura, ma manca della brillantezza, di quella verve, di quella capacità di Smith di catapultare quasi fisicamente il lettore negli spazi immensi dell’Egitto dei Faraoni. In particolare sono due le critiche da muovere all’autore: in prima analisi la scontatezza dei personaggi, che risultano lo stereotipo dei buoni e dei cattivi dei romanzetti di quart’ordine (da un lato il lord inglese e la bella archeologa segretamente innamorata e dall’altro il brutto e cattivo archeologo disposto a tutto per impossessarsi di tesori antichi); in seconda analisi, in molti punti si nota un’eccessiva attenzione verso dettagli naturali che diventa quasi noiosa e un’eccessiva fantasia negli stratagemmi che i nostri "buoni" trovano per sopravvivere agli inghippi meno emozionanti del solito dello scriba Taita e degli archeologhi nemici (in particolare sembra inverosimile il metodo di costruzione della diga sul Dandera e come Lord quenton harper assomigli in maniera spaventosa a Indiana Jones).

L’altra faccia della medaglia mostra però un libro scorrevole, che si lascia leggere e che soprattutto per chi si avvicina per la prima volta a Wilbur Smith sa davvero emozionare. Lo stile di Wilbur Smith è coinvolgente e appassionante, tranne per le critiche di cui sopra; molto interessante poteva essere l’inserimento tra i personaggi dell’autore stesso, vena che purtroppo non viene coltivata lungo il romanzo. In definitiva, analizzati i fattori positivi e negativi del romanzo lo definisco un libro da comprare, per chi voglia rilassarsi e abbandonare la mente a vagare sulle rive Etiopi del Dandera e per chi desideri conoscere la fine delle avventure del meraviglioso scriba Taita.

VOTO 7+

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