I veri intoccabili - Franco Stefanoni

di Mario Bonanno - 29-11-2011 

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Nell’ingorgo di pubblicazioni su caste e “libri neri” (comunismo, prima repubblica, psicoanalisi, vaticano, serial killer, capitalismo, e chi più ne ha più ne metta) questa di Franco Stefanoni sulle lobby degli ordini professionali (“I veri intoccabili”, Chiarelettere, 2011) è l’inchiesta che mancava alla bibliografia sui mali del Paese, quella che - forse - disgusta di più. Un’analisi del tutto inedita (dunque inattesa), che sa di scandali, coperture, arroganza, massoneria, connivenze, tutele trasversali.

La metà degli onorevoli del parlamento italiano è iscritto a un ordine professionale: un partito nei partiti, quello dei così detti professionisti. Due milioni di persone in tutta Italia, divisi in 28 categorie (medici, avvocati, giornalisti, ingegneri, farmacisti), che costituiscono l’ordine dei privilegiati, all’interno del quale vigono regole non scritte ma ben consolidate, prima fra tutte quella del nepotismo. Giusto per fare qualche numero, tra i tanti, sciorinati ne “I veri intoccabili”: il 37% dei medici è figlio di medico, il 44% dei farmacisti di farmacista, se si guarda agli architetti la percentuale sale al 47%.

Costituiti con l’obiettivo della tutela del cittadino, gli ordini professionali in realtà proteggono solo se stessi, perpetuando il loro potere, col beneplacito della politica. Una vera e propria industria del privilegio: investimenti in beni immobili e titoli finanziari, modalità di accesso quasi mai trasparenti, e per gli appartenenti (in odor di reato) alla categoria, sanzioni che arrivano con un ritardo sospetto (vedi il caso di Renato Farina, alias “agente Betulla” e vicedirettore di “Libero”). Ogni tentativo di sparigliare le carte (compreso quello referendario promosso dai radicali) è, ad oggi, naufragato miseramente. L’ala tutelare di Senato e Parlamento funziona, ha radici ben solide e oblique alle correnti politiche. Le dichiarazioni che seguono fanno parte del robusto apparato documentaristico del libro:

“Attenzione, rischiamo di perdere voti…inimicarsi le professioni può costare caro” (Massimo Brutti, esponente dei Ds, nel 1999);

“Gli ordini non sono corporazioni, ma una risorsa per il paese. I professionisti sono capitani coraggiosi, colonne portanti e non permetteremo colpi di mano contro di loro” (Silvio Berlusconi, il 12 dicembre 2001);

“Siamo pronti a scendere in piazza in decine di migliaia, per difenderci da un vero attacco antidemocratico” (Maurizio de Tilla, ex presidente della Cassa Nazionale di Assistenza e Previdenza Forense, nel luglio 2006, in occasione della riforma Bersani sugli ordini professionali).

Evidente, no? Il cittadino rosica e le caste, come sempre, se ne infischiano. E’ dura soffermarsi sulle pagine di questo volume (c’è davvero di che indignarsi e sentirsi impotenti), eppure è necessario. Sono pagine di sdegno civile, che fanno riflettere: limpide, certificate, da mandare a memoria (più che da leggere).

Una lettura di denuncia non sterile, e dunque “formativa”, con potenzialità disalienanti. Da consigliare, in special modo, alle nuove generazioni, perché provino - almeno loro, col tempo e nel tempo - a sovvertire il cattivo stato delle cose italiane.

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