I testamenti traditi - Milan Kundera

di Serena Gobbo - 27-06-2011 

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"Da sempre detesto, profondamente, violentemente, quelli che in un’opera d’arte vogliono trovare una posizione (politica, filosofica, religiosa, ecc.), invece di cercarvi una intenzione di conoscere, di capire, di cogliere questo o quell’aspetto della realtà".

In questo saggio, Kundera espone le sue riflessioni sul come e sul perchè certi romanzieri siano stati "traditi" da biografi, traduttori, critici e studiosi in genere, lasciando poi che questo tradimento si diffondesse su tutta la loro opera e ne travisasse le intenzioni. Lo scrittore ceco ha un’alta concezione del romanzo: è un’opera d’arte che deve accrescere la conoscenza, ma il modo in cui si raggiunge questo obiettivo è prettamente ironico, discreto, a volte ambiguo (tutte caratteristiche dell’ironia); non deve esporre tesi, né sistemi, perché il romanzo deve proporre delle chiavi di interpretazione di noi stessi e della realtà che ci circonda, ma non imporre verità assolute. Se si dimentica questo, si "tradisce" l’autore. Così è stato tradito Kafka dal suo amico Brod, che ha fatto pubblicare anche le opere che l’autore avrebbe voluto far distruggere. Così è stato tradito Nietzsche, la cui opera, anche se al di fuori del romanzo, è stata sistematizzata in un tutt’uno, in qualcosa di compatto che, nelle intenzioni originarie, doveva restare a livello di intuizione. Così è stato tradito Hemingway, riletto in chiave moraleggiante dal suo più famoso studioso, Jeffrey Meyers, che ha attribuito valore biografico a tutti i suoi romanzi e racconti, snaturandone la carica narrativa. Così è stato tradito Rushdie, sull’onda del risentimento islamico che ha limitato la sua opera a libello polemico mettendone da parte tutti gli aspetti fantastici. E così continuano ad essere traditi i romanzieri quando i loro libri vengono tradotti in altre lingue: il lettore finale, abituato ad un certo stile, diventa il tiranno cui i traduttori si sforzano di sottostare, rispettando modelli e metafore diffusi nella lingua locale, perdendo gli aspetti di originalità che sono tipici degli autori più originali. L’opera d’arte, sia essa un romanzo o una sinfonia, deve vivere da sè: non si può legarla alla biografia dell’autore, né leggerla solo alla luce delle ideologie vigenti nel tempo in cui è stata scritta, perchè gli esempi degli autori traditi, per quanto lungo, è in continua espansione: Brecht, Thomas e Heinrich Mann, Musil, Hamsun, Heidegger, Nietzsche, Céline, Pirandello, Ezra Pound, Gor’kij, Breton, Malraux e molti altri sono stati tutti etichettati dalla dittatura dell’opinione pubblica dominante in un dato momento.

Secondo Kundera, bisogna ripensare al ruolo dell’autore nel mondo contemporaneo; il rispetto che una volta si provava nei confronti dei romanzieri, si sta sfaldando e tutto sottosta ad un’Opinione Pubblica che si fa giudice, che decide se ascoltare un’opera di Brahms per la pubblicità di una carta igienica o se leggere le lettere private che Kafka non avrebbe voluto esporre ad occhi estranei; come se gli artisti non fossero più esseri umani, ma oggetti.

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