Gioventù. Scene di vita di provincia - J.M. Coetzee

di Giuseppe De Marco - 30-11-2011 

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Giovane bianco sudafricano, il protagonista del romanzo di Coetzee è un tipico antieroe che ci ricorda da vicino l’eponimo della noia moraviana. La noia di vivere di X, però, non è data dall’ignavia, dal farsi scorrere il mondo addosso senza riuscirne a cogliere alcunché. Sebbene, infatti, il risultato sia pressoché lo stesso, la noia di Gioventù di Coetzee (premio Nobel 2003 per la letteratura) è più il risultato di un’affannosa quanto sterile rincorsa verso obiettivi irraggiungibili, che lascia dietro di sé un’amara scia di fallimento e inettitudine.

Il protagonista è ossessionato dall’idea di diventare un poeta, di raggiungere le vette dell’arte, obiettivo cui subordina tutte le scelte della propria vita. Solo per scoprire di inseguire modelli fin troppo stereotipati, resi ancora più confusi da un profondo senso di inferiorità che gli deriva dal suo sentirsi un provinciale di colonia, oltre che per l’angoscia di ripercorrere gli errori del padre che egli considera un fallito. Lascia la sua terra, ma ne coltiva un’inconfessata nostalgia; fugge a Londra, dove è convinto di respirare un’aria cosmopolita, ma vive con l’angoscia di sentirsi inadeguato per il suo essere forestiero; si impone di vivere alla bohemien, ma si ritrova a fare il programmatore per una grande ditta (americana per giunta). Cerca consolazione nelle avventure sentimentali, ma si scopre presto un pessimo amante, che dà e riceve solo mediocrità. Prova a cimentarsi con la poesia, poi con la prosa, solo per constatare l’angoscioso senso di fallimento di fronte alla pagina bianca. Prova a convincersi che solo sprofondando negli abissi della moralità si può dare vita alla vera poesia. Ma neanche i suoi “abissi” riescono ad assomigliare ad altro se non ad un mediocre stare a galla, frustrante e compromissorio. La sua affannosa ricerca di vivere di arte e per l’arte lo porta soltanto ad avvicinarsi ad una vita borghese che aborre e agogna al tempo stesso.

C’è in X il fallimento personale e insieme quello di una generazione e una cultura (quella del Sudafrica degli anni ’60) che cerca un equilibrio introvabile e sembra destinata ad infrangersi nella complessità del mondo moderno. Un romanzo cupo, introspettivo, che offre al tempo stesso un luminoso spaccato della psicologia di un vinto, abbattuto da modelli impossibili e dalla noia di vivere.

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