Come Woody Allen può cambiare la vostra vita - Eric Vartzbed

Recensione di Mario Bonanno - 11-07-2012 

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Come Woody Allen può cambiare la vostra vita -  Eric Vartzbed

Un’agile e originale carrellata sulla filmografia alleniana, punteggiata da citazioni psicanalitiche, letterarie, filosofiche, alternate a riflessioni personali, cui fanno da contrappunto alcune tra le più irresistibili gag di Allen stesso. (Note di copertina)

I film di Woody Allen sono più “drammatici” di ciò che sembra. Se avesse voluto seguire le orme dell’amato Bergman (invece che diventare un Groucho Marx con più spessore intellettuale), Allen ci sarebbe riuscito con esiti degni di nota: andate a ri-vedere il suo dittico più pensoso (da “Settembre” a “Un’altra donna”) e poi ditemi se siamo o no in zona scandinava, vale per la forma, vale per i contenuti.

Proprio “Un’altra donna” ha dato la stura alla passionaccia che Éric Vartzbed - psicoterapeuta analitico di origini armene - alimenta da lustri per il cinema del regista. Da Lacan al (finto)comico ebreo-newyorkese, il salto è meno acrobatico di quanto appaia a uno sguardo distratto e “Come Woody Allen può cambiare la vostra vita” (Archinto, 2012) arriva in libreria per comprovarlo, una volta per tutte. Mi rendo conto che il titolo evoca stilemi da manuale self help ma la sostanza, garantito, è di tutt’altra natura: si muove dai topoi della filmografia alleniana per approdare ad “altro”, così che soprattutto le aspettative dei cinefili adusi alla psicoanalisi sono servite, in salsa densa e piccante (la forma cinematografica, intrinseca com’è all’onirismo, è psicoanalitica per eccellenza).

Vartzbed assume la battutistica di Woody a pre-testo per un discorso “universale”, sul mondo e sul sé. In ordine sparso e con ammirevole cognizione di causa, il libro esplora e se la vede con i “massimi sistemi” di politica, religione, caso, colpa, necessità, etica, felicità: il sottotesto tematico alleniano spalmato tra plot e dialoghi in oltre quaranta film (ma, del resto, c’è ancora qualcuno disposto a ritenere Allen soltanto un comico?). La differenza che passa tra il “genio" e il guitto (d’avanspettacolo) è data dai rimandi culturali che è possibile cogliere sottotraccia. Prova ne siano le gag raccolte in questo libro, in limpidissimo Allen-style: una parvenza come un’altra per rimandare di un altro po’ i conti col non-senso della vita. Come scrive benissimo Vartzbed:

“(…) se togliete le battute a un film di Stan Laurel e Oliver Hardy, dei fratelli Marx o di Jerry Lewis, vi rimane una storia neutra o banale, ma se le togliete a uno di Allen, spesso quel che resta è una sceneggiatura dagli accenti sconfortanti (…) il suo approccio all’esistenza poggia su presupposti tragici: ‘L’universo è una pura casualità, moralmente neutra e di inimmaginabile violenza’ ”.

Può risultare evidente, a questo punto, come gli aforismi al fulmicotone riportati nel testo risultino collaterali (e non portanti) al denso excursus cine-psicanalitico imbastito da Vartzbed. Un’indagine tanto amena quanto affastellata da richiami trasversali (filosofici, letterari, oltre che filmici e psicologici), alternati a riflessioni - acute, colte, divertenti, divertite - che non soffrono di supponenza. E anche questo, se permettete, è un merito non da poco.

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