Cavalieri del Medioevo di Richard Barber

di Tancredi Pascucci - 01-07-2008 

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Il libro presenta una dettagliata descrizione dei cavalieri medioevali: la loro nascita durante i Secoli Bui, l’affermazione sotto i regni dei Franchi, i fatti d’arme, i tornei, la nascita dell’ordine dei Templari e la conseguente soppressione, oltre alle vite degli altri Ordini cavallereschi. Partendo dalle ceneri dell’Impero Romano, i cavalieri nascono come sintesi fra gli ideali cristiani che stanno prendendo il sopravvento e i riti delle tribù germaniche che avevano partecipato nel causare il tracollo dell’impero. Nati durante un periodo di oscurità e anarchia, sono una delle poche luci che permettono ad una società spopolata e in guerra di essere guidata verso una relativa stabilità politica. Il cavaliere nasce come vassallo, come proprietario terriero e guerriero semi-professionale, una figura estremamente pragmatica e necessaria per non soccombere ad un periodo di profondi sconvolgimenti economici, politici e sociali. Il cavaliere, così, amministra la terra, l’unica forma di ricchezza che dà in questo periodo stabilità e sostentamento. La cavalleria inizia presto a raffigurare se stessa come una classe a parte: solo i figli di cavalieri saranno cavalieri, nessun cavaliere può commerciare e sporcare le proprie mani col vil denaro, solo un cavaliere può fare un altro cavaliere. Le regole di quest’ordine sono autoriferite, elitarie e settarie. Il torneo, nato come semplice modo per esercitarsi nella guerra, diventa uno strumento politico e sociale, usato per permettere ai cavalieri di acquisire gloria e fama, per combattere in omaggio alle dame, totalmente regolato da regole ferree e limiti infrangibili. Il cavaliere acquisisce man mano l’alone di leggenda che ammanta il cavaliere come siamo abituati a vedere nelle raffigurazioni romantiche e le sue gesta sono descritte attraverso fatti reali e influenze popolari. Ma è una figura che si sta dirigendo verso il tramonto. L’economia ricomincia a fondarsi sulla moneta piuttosto che sulla terra, la vita sociale ed economica si risposta dalle campagne alle città e arriva in campo la polvere da sparo e una nuova figura di soldato professionista che sconfigge il guerriero a cavallo. I cavalieri non evolvono, ma si cristallizzano nei loro riti ed usanze, diventando sempre più una classe soggetta a riti codificati e rigidi, che esclude le influenze esterne. Possiamo vedere il canto del cigno della cavalleria a Malta, dove l’ordine monastico degli Ospedalieri si ritrova a difendersi dai turchi in un’epocale battaglia che vedrà la vittoria dei cristiani: una fra le ultime grandi imprese con le quali la cavalleria, classe ormai anacronistica e lontana dai fasti passati, cede il passo al mondo moderno.

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