Volevo essere un grande chef - Loredana Limone

di Adry - 12-01-2011 

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Ogni piatto - dall’antipasto al dolce - se potesse parlare avrebbe delle storie da raccontare. Come quelle narrate in questo libro che abbina racconti e ricette: un binomio gustosissimo. (Note di copertina)

Ci sono libri che contengono delle vere e proprie sorprese. Che magari si comprano così, in un momento di noia o di depressione, perché la copertina è colorata e accattivante o perché il titolo rispecchia un nostro desiderio inconscio… E, dopo la lettura, ci si sente riconciliati con la vita!

E’ il caso di "VOLEVO ESSERE UN GRANDE CHEF" di Loredana Limone, un libro molto originale e gustoso: un menu tutto composto di racconti, in altre parole una pietanza letteraria. La cosa che mi è piaciuta di più è che non si tratta però di ricette raccontate, ma di storie che ruotano intorno ad un piatto. Per esempio mi è piaciuto molto il racconto degli involtini (peraltro provati: buonissimi!) che rivela un inatteso fiale, quello della nonna che racconta della nipote e della pastiera e intanto amoreggia col vicino di casa, quelli dove con ironia si parla di amori finiti (ma c’è una consolazione in arrivo). E poi sono molto toccanti i due racconti sul fascismo, su Gesù, sull’omicidio di Pesaro (quest’ultimo mi sembra sia tratto da una storia vera), sul fugace incontro di due amanti lontani. E’ da morire dal ridere il racconto sulla verginità tardiva consumata con pesce spada alla griglia, cui non può far seguito che una macedonia afrodisiaca.

Un libro veramente vario e piacevole, con un menu gustoso e facile da fare (ci sono delle ricette spiegate proprio bene e alcune molto particolari, come il pane ai datteri, la zuppa di pesce francese... persino quella del Negroni Sbagliato che è un aperitivo/istituzione a Milano). Ogni racconto è diverso dall’altro, ha la sua musicalità e il suo linguaggio che aderiscono al contesto e al soggetto, ma la scrittura è appassionata e brillante in tutti e non si vede l’ora di finire un racconto per leggere il successivo. Poi, quando non ce ne sono più, si dice "peccato che sia finito!" E allora si va in cucina a preparare qualcuna delle gustose ricette per ricreare l’atmosfera delle pagine di questo insolito, gustoso menu letterario.

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