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"Un uomo solo" di Christopher Isherwood

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Una giornata come tante altre, ma in realtà quella raccontata con rara maestria da Isherwood è una giornata speciale: George, il protagonista di questo breve romanzo, è un professore di letteratura inglese in un college nei sobborghi di Los Angeles. Siamo nel 1959, il professore vive solo perchè qualche mese prima ha perso il suo compagno amatissimo, Jim, in un inatteso incidente di macchina. La sua voglia di vivere, dopo la perdita del suo grande amore, lo sta abbandonando. Nelle prime, dense pagine del racconto, assistiamo alla sua toilette quotidiana, allo sforzo di mettersi in piedi, radersi, accettare di vivere un’altra giornata in solitudine, scansare i molesti vicini di casa, affrontare il viaggio verso l’università e le ore di lezione di fronte ad una platea di studenti poco attenti e che sente lontani. Il romanzo di Aldous Huxley, su cui gli allievi avrebbero dovuto riflettere, è lo spunto per una divagazione che porta George, inaspettatamente, a parlare di problemi esistenziali, di politica, di esclusione, di emarginazione: temi che gli bruciano e che lo spingono a dichiarazioni forti. Lo studente Kenny, giovane attraente e curioso, resta colpito dalla lezione diversa del professore e lo segue, lo interroga, lo provoca, lo incuriosisce. Fra i due scatta un improvviso intimo coinvolgimento fatto di battute, di sorrisi, di sguardi, di ammiccamenti che fanno rinascere in George una vitalità che credeva perduta per sempre. La figura femminile della storia, Charley, una vecchia amica di George con la quale in un lontano passato c’è stato un breve rapporto sentimentale, dimostra l’assoluto disinteresse di George per un ritorno ad un esperienza eterosessuale che è svanita anche nel ricordo. Ma la giornata ricca di emozioni e piena di incontri sta per concludersi... e lasciamo ai lettori il finale.

Un racconto povero di avvenimenti e ricchissimo di risvolti psicologici, emotivi: grande letteratura, quella di Isherwood, piena di rimandi, di citazioni, di spunti di riflessione sulla vita, l’amicizia, la sessualità, la malattia, la morte. Nelle 150 pagine del racconto è concentrata una tale ricchezza di temi, una varietà di registri narrativi, da consigliare a Tom Ford di trarne il film dal titolo "A single man", bellissimo, fedele al libro ma diverso negli spunti.

Recensione a cura di Elisabetta Bolondi

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