Sillabe di seta - Emily Dickinson

di Giò Piccolo, scrittrice - 19-03-2011 

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Emily Dickinson è stata una poetessa fuori da ogni schema, una personalità che non può essere relegata nei confini angusti di una definizione, che ha fatto delle parole, melodia al di là del tempo e delle cose, la sua vita, il suo progetto, il suo mistero. Un mistero solo in parte condiviso da chi si è addentrato, nella fitta foresta della decifrazione, perché porta in sé, per sua natura, l’impossibilità di essere compreso fino in fondo. Cosa può condurre un essere umano a scegliere una vita claustrale ma non di rinuncia, a fare della propria stanza non una prigione ma una piattaforma privilegiata di osservazione delle molteplici sfaccettature del mondo nelle sue manifestazioni impercettibili o eclatanti, nell’infinitamente piccolo come nell’espansione estrema dell’universo?

"Una prigione poco per volta diventa un amico/ E un legame di parentela prende corpo."

Sarebbe riduttivo parlare di sensibilità, o di una visione romantica dell’esistenza, o di una capacità raffinata di cogliere la bellezza e l’incanto. In molti versi traspare una grande forza, una capacità di rapportarsi alla natura, agli uomini e a Dio in modo interlocutorio e paritario, ma quasi con la consapevolezza che non esistano risposte.

I temi che affiorano dai versi sono molteplici: la solitudine, il rapporto con la fede e con la Morte, la natura con i suoi incanti, persino l’amore, sebbene ne colga le durezze e le difficoltà e, forse, su tutti, la ricerca continua, disperata di un senso. Un senso per le cose che accadono, per quelle che iniziano e soprattutto, per quelle che finiscono. L’angoscia vive in molti scritti di Emily Dickinson, un’angoscia profonda, abissale che sembra essere tutt’uno con la natura umana. Un’angoscia che talvolta diventa rassegnazione. Ma non sconfitta. Piuttosto accettazione di essere parte di un piano complesso che include la felicità e l’incanto, ma anche la sofferenza. La natura non ha solo un valore consolatorio: è parte integrante della vita, alla vita può dare senso e stupore. I versi, spesso scolpiti nella loro essenza, sono puliti, di una modernità estrema, privi di ogni residuo inutile: sono il risultato di una sottrazione consapevole di forma, ma non di senso. Creatura della notte, perché il giorno non potrebbe accoglierla, Emily, si consegna alla notte, senza mai smettere di attendere la luce.

“Morire! Morire nella notte!/ Verrà qualcuno con un lume/ Un lume che mi indichi la strada/ Che porta alle nevi perenni?”

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