Sillabari - Goffredo Parise

di Martina Vecchi - 07-07-2011 

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"Sillabari" di Goffredo Parise è la summa di una serie di racconti brevi apparsi sul Corriere della sera tra il 1971 e il 1972 (Sillabario n. 1) e tra il 1973 e il 1980 (Sillabario n. 2). Nel 1984 esce il volume che li ha per la prima volta radunati tutti. Il titolo dell’opera è eloquente. Dopo un tormentato e altalenante percorso esistenziale rappresentato da una altrettanto intermittente esperienza letteraria, Parise approda al porto sicuro dell’essenzialità delle cose. L’ insofferenza, la noia di vivere, l’instabilità emotiva che hanno portato lo scrittore a compiere lunghi viaggi chiudono il cerchio con il superamento della realtà apparente e dell’esperienza superficiale della realtà, per giungere al cuore del Tutto.

Parise rilegge la propria vita facendosi ora protagonista, ora comparsa di brevi racconti che sono fugaci istanti, attimi irripetibili, come luce che rivela la realtà qual è, nella sua semplice impenetrabilità. I dialoghi sono ridotti al minimo, i personaggi tendono all’afasia, le parole sono poco significative, mentre importanza centrale assume lo sguardo. Non a caso è spesso da uno sguardo che si dispiega la vicenda, o è proprio uno sguardo, collocato strategicamente in coda al testo, che apre al lettore la mente dei protagonisti, in un’atmosfera costantemente oscillante tra il dire e il non dire, l’intuizione, l’indefinito e l’enigma. Parise propone una sillabazione la realtà a partire da sentimenti e condizioni primarie per l’uomo, quali l’amore, l’affetto, l’amicizia, la libertà, la fame.

Con un linguaggio ripetitivo, solo apparentemente semplice ma in realtà ben controllato, l’autore tende da un lato al recupero memoriale e al ricordo di un sé passato, dall’altro lato, con la volontà di superare il protagonismo e l’individualità dell’io autobiografico, Parise consegna al lettore storie dal carattere universale, quasi degli exempla, in cui un’esperienza racchiude tante esperienze e il paesaggio emotivo è quanto mai vario e molteplice. Con una disarmante facilità, l’autore riesce a penetrare addirittura l’inconscio dei suoi personaggi, e un momento dopo a prendere le distanze producendo un effetto di straniamento, tramite il quale Parise stesso si misura col proprio vissuto, aggiungendo un che di fantastico, di immaginifico che rende quest’opera gradevole, coinvolgente, surreale.

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