Se Garibaldi avesse perso - Pasquale Chessa

di Toni Noar Augello, scrittore - 21-02-2012 

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È esile il confine che separa – nella nostra storia nazionale – ciò che sarebbe potuto accadere ed è in realtà accaduto da ciò che potendo succedere non è in realtà successo. Con queste parole Franco Cardini, uno degli autori del libro curato da Pasquale Chessa, mette in chiaro quanto arduo sia incamminarsi sui tortuosi sentieri di una Storia controfattuale dell’Unità d’Italia, sottotitolo della medesima pubblicazione, edita da Marsilio nel 2011. Arduo, ma non impossibile, anzi. La pratica della controfattualità diventa esercizio prezioso, a cui ci iniziano anche i coautori Berta, Cafgna, Gentile, Isnenghi e Sabbatucci, per meglio comprendere il complesso fenomeno unitario. Chessa giustamente ricorda che in quegli anni concitati “tutto sembra non poter succedere proprio nel momento in cui accade”. E sentenzia:

“Nella vicenda risorgimentale le ipotesi di storia alternativa sono meno fantasiose dei fatti compiuti”.

È questo il dato di fatto che rende il Risorgimento un periodo unico nella nostra storia recente e la storia controfattuale “ha senso proprio perché si basa su ipotesi plausibili mancate per piccole entità”, ci ricorda Emilio Gentile. Quello che assolutamente nessuna storia controfattuale può immaginare, se non facendo correre la fantasia senza nessun riferimento alla realtà – sostiene lo stesso Gentile – è un’Italia che poteva diventare migliore, più progredita, più civile, più moderna, più giusta senza il Risorgimento. E parlare di Risorgimento vuol dire parlare delle grandi menti che lo hanno concepito e reso vivo. Senza glissare i grandi contrasti che hanno caratterizzato, non solo il periodo, ma anche i suoi maggior protagonisti. La storia dei libri si è “imperniata sulla convenienza di un racconto aggiustato che non vede nel Risorgimento il conflitto interno, ma lo ricostruisce come semplice liberazione dallo straniero. Fu invece uno scontro di italiani fra idee diverse di Italia, unita e non unita, fra chi volesse conservare gli Stati preunitari, conservare o non conservare le monarchie, e chi voleva invece farne una repubblica”, sostiene Mario Isnenghi, che afferma con convinzione che non si toglie niente al Risorgimento restituendogli la propria verità storica. Furono proprio gli intensi sforzi di vari Cavour, Mazzini, Garibaldi, Manin, ecc., nel trovare una strada comune, pur con tutti gli errori ed i fallimenti consequenziali, la prova più forte che l’unità nazionale era un sentimento vivo e vero che pervadeva lo stivale da nord a sud.

Errori e fallimenti accompagnarono il processo unitario fino al suo ultimo atto, ma non riuscirono ad impedire il cammino verso una meta comune in cui nord e sud, notabili e contadini, politici e volontari cercarono risposte diverse a diverse esigenze, e probabilmente non le trovarono. Ma se così fosse, resta a noi, italiani di oggi, provare a darne qualcuna, affinché i festeggiamenti del 150° anniversario non restino solo riti dovuti, ma privi di senso. Auguri, Italia!

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