Ricordi di un vicolo cieco - Banana Yoshimoto

Recensione di - 08-03-2011
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Ricordi di un vicolo cieco - Banana Yoshimoto

- Ricordi di un vicolo cieco
- Banana Yoshimoto
- Titolo originale: Deddoendo no omoide
- Ed. I Canguri Feltrinelli

Cinque racconti, cinque personaggi in cerca di se stessi, della propria identità. Cinque storie al femminile, vite sospese che il vento del caso sospingono nella giusta direzione. La relazione amicale tra due giovani si trasforma in amore intenso, complici, forse, due fantasmi. La fiducia in se stessi, l’autostima si concretizzano in una fanciulla dopo essersi salvata da un tentativo di avvelenamento: recupera gli affetti famigliari e i rapporti umani. Ancora l’amicizia autentica ed incantata tra due bambini vissuta con esclusiva predilezione dell’uno verso l’altro e con un epilogo drammatico. Il soprannaturale nel quarto racconto aleggia e fa ritrovare equilibrio ed armonia all’ingenua ragazza e superare le avversità. Il quinto racconto che dà il titolo allo scritto intensifica il mondo di sentimenti che pervadono la protagonista sofferente per un tradimento d’amore. Eppure attraverso il dolore è indotta a riflettere sulla percezione di sé ed alfine risorgere e diventare un essere più forte e consapevole.

La tristezza predomina su queste storie d’amore, che, come dice l’autrice, sono nate per liquidare in fretta tutti i ricordi dolorosi del passato. Pur se non realmente vissute da lei, sono più autobiografiche di quanto lei pensasse. Una sorta di terapia o rielaborazione del dolore nell’esorcizzare i fantasmi del passato e trasmutare la sofferenza in pienezza di sé e ritrovata e rinnovata felicità. I racconti sono legati da un comune filo conduttore: se non fosse per i titoli di ciascuno, sembrerebbe un romanzo unico con storie di vita parallele, interscambiabili. Con quanto garbo e stile armonioso Yoshimoto interseca ed intreccia le trame con una trasparenza incantata, dove l’uso della parola cercata e rarefatta addolcisce le emozioni intense che vivono le protagoniste. Anche nei momenti e nelle situazioni in cui queste fanciulle, quasi d’altri tempi, sembrano perdersi in vicoli ciechi, una luce riverbera in lontananza e poi sempre più vicino racchiude i loro animi. E’ la delicatezza del tocco dell’artista che pennella di colori pastello la drammaticità delle storie, una grazia innata, elegante, orientale dà raffinatezza alla scrittura. Dalla lettura si esce come ingentiliti nello spirito e il senso emozionale è proprio quello di aver sfiorato i confini dell’arte.

Banana Yoshimoto è nata a Tokyo nel 1964, ha conquistato un grandissimo numero di lettori in Italia a partire da Kitchen, pubblicato da Feltrinelli nel 1991. Suoi libri: N.P. 1992, Sonno profondo 1994, Tsugumi 1994, Lucertola, 1995, Amrita 1997, L’ultima amante di Hachiko, Presagio triste, 2003, Arcobaleno 2003,…

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