Ragazza in un giardino di Anne Tyler

Scrittrice di culto della letteratura americana, anche in questo romanzo la Tyler si conferma superba narratrice di interni, di psicologie, di intrecciati e complessi rapporti familiari, dove il dramma confina con la farsa, dove l’ironia si mescola con la serietà di problemi che la società statunitense degli anni 60 aveva già intuito: la solitudine delle famiglie, il disagio mentale, l’oppressione di modelli religiosi o sociali capaci di schiacciare le personalità più fragili.
Tutto questo è descritto attraverso la famiglia Emerson: Pamela, non più giovane, ricca e viziata, madre di otto figli adulti e lontani, recente vedova, casualmente assume come tuttofare una ragazza molto mascolina, alquanto insolita negli atteggiamenti, che si presenta nella sua casa in cerca di lavoro. Elizabeth, ventitreenne sfuggita ad una famiglia religiosa del sud, si rivela indispensabile nella gestione di una grande casa, quella di Pamela Emerson, che sta andando in rovina, così come anche i nervi della sua padrona.
Presto conosceremo tutti i figli dispersi in vari luoghi che a turno si faranno vivi con la madre intercettando Elizabeth sul loro cammino: chi si innamorerà di lei, chi la odierà, chi ne diventerà amica. Il romanzo si dipana in lunghi anni, durante i quali si succedono gli avvenimenti più inattesi, compresa la morte per suicidio di Timothy, di cui Elizabeth si sentirà per lungo tempo colpevole e che la porterà lontana dagli Emerson.
La conclusione, inattesa, ci mostra come per Anne Tyler la vita sia davvero imprevedibile, e come la sua abilità di narratrice sia in grado di tenere il lettore avvinto ad una trama che pur complessa, si dimostra emblematica delle dinamiche familiari che tutti, prima o poi, impariamo a conoscere e a dominare. I due personaggi femminili, Pamela e i suoi abiti dalle tinte pastello, Elizabeth e i suoi jeans sformati, restano davvero esemplari come prototipi di tipi umani efficacemente analizzati.

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