Oltre il confine di Cormac MacCarthy

di Lucia Dell’Omo - 13-01-2010  

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Mettono trappole, Billy e il padre. Depositano trappole per catturare un lupo che sbrana pecore. La famiglia Parham, si occupa di allevare bestiame e i due figli, Billy e Boyd aiutano il padre in questa attività. Il padre è un tipo silenzioso e autoritario e dice a Billy che se dovesse trovare il lupo nella trappola, può fare sole due cose. O chiamarlo o ammazzare il lupo. E il lupo, anzi è una lupa, finirà un giorno in quella trappola. Quando la trova, Billy la guarda e cerca di sparare. Ma non ci riesce, così ci ripensa e torna indietro a chiamare suo padre. Poi ci ripensa ancora. Ritorna dalla lupa. La libera. La cura, le dà da mangiare. Sale a cavallo e inizia un lungo viaggio. Perchè in quel momento si mette in testa di riportare la lupa a casa sua e per farlo deve attraversare il confine messicano. Si allontana quindi da casa e comincia il suo viaggio tra deserti e montagne fino a quando riuscirà ad attraversare il confine.Ma lì, in Messico , l’animale gli viene sottratto e sarà utilizzata per il combattimento con i cani. E proprio in arena, avvicinandosi alla sua lupa, ferita e distrutta, Billy dovrà armarsi di tutto il suo coraggio per ucciderla e porre fine alla sua sofferenza. Il giorno che farà ritorno a casa, troverà le stanze vuote. La sua famiglia è stata sterminata dagli indiani . L’unico superstite è suo fratello Boyd. E proprio con lui, inizierà un nuovo viaggio per ritrovare i cavalli rubati. Riusciranno a recuperarli in Messico, ma in una disavventura suo fratello sarà ferito e si rimetterà grazie all’amore per una giovane donna. E l’amore per questa indi e in parte, lo shock subito da Boyd, divideranno i fratelli. Dopo anni , Billy recupererà le ossa di Boyd dando loro sepoltura negli stati uniti d’America. Oltre il confine è il secondo libro della “ trilogia della frontiera “ di Cormac MacCarthy. Segue a “Cavalli Selvaggi” e precede “Città della Pianura”. E di sicuro resta il più bello in assoluto.

E’ scritto in maniera “ Silenziosa “. Nel senso che lo scrittore dà ampio spazio allo scenario, alla natura, all’avventura, ma cela lo stato d’animo dei personaggi. Cormac MacCarthy delinea i loro pensieri, ma non li esterna mai del tutto. Ci fa capire che soffrono o sorridono. Che si sentono prigionieri o liberi. Soli o bastanti a se stessi. Ma non ce lo dice mai. Ce lo fa solo intuire. E’ come se i suoi personaggi non rispondessero mai a una domanda. Oppure danno una risposta che ogni volta ci lascia spiazzati. I dialoghi sono secchi. La punteggiatura è asciutta. E il libro è scritto da Dio. Viaggio, solitudine, fiducia, umanità, questi da sempre i tempi affrontati da Cormac MacCarthy, probabilmente uno dei più grandi scrittori americani contemporanei. Stupendo. Tanto che la mia copia di Oltre il confine è inguaribilmente sgualcita. Nei miei rari spostamenti lo porto sempre con me. Quasi a voler capire il valore e la magia di un viaggio. O nell’attesa, chissà, di essere capace di avere una risposta che possa lasciare qualcuno spiazzato.

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