Non dire notte di Amos Oz

di Arcangela Cammalleri - 23-02-2010  

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Una cittadina israeliana Tel Kedar, di 8-9 mila abitanti, prostrata dal vento del deserto del Negev che manda frustate di polvere, fa da sfondo alla vicenda umana e sentimentale dei due protagonisti del romanzo: Noa e Theo. Il loro rapporto, dopo sette anni, comincia a mostrare segni di incomprensioni e insofferenze. Theo è un sessantenne, architetto di fama riconosciuta, vive in uno stato di attesa, ha ormai fatto quel che poteva fare, ora che si trova alla fine del mondo, Noa, professoressa di lettere in un liceo, più giovane di 15 anni, al contrario, è piena di entusiasmo e voglia di cambiamenti. La morte di uno studente di Noa (per droga o per suicidio) e l’incarico di creare un centro di riabilitazione per giovani tossicodipendenti, danno uno scossone alla loro relazione dapprima in fase critica, ma dopo sarà una sferzata di nuova linfa vitale e rigenerante per la loro vita a due. Attorno ruotano altri personaggi, ciascuno con i propri disinganni e le proprie illusioni che l’esistenza democraticamente offre ad ogni essere umano. L’agente immobiliare Muki Peleg, un dongiovanni decadente che sfarfalla come inesausto Sisifo, Linda Danino, divorziata, asmatica e appassionata di arte e Ludmir, un pensionato della società elettrica, nemico di discoteche, debordante autore di una rubrica intitolata l’eco del deserto; tutti amici di Noa che l’aiutano in questa inusuale crociata che dà un nuovo senso alla sua vita. La storia si snoda attraverso il racconto dei due protagonisti, in prima persona, lui osserva e ascolta lei, lei che guarda e giudica lui; è un rimando di pensieri e azioni che s’incrociano e si allontanano. Lei frenetica, rincorre il tempo, il suo daffare va tutto a spese della solitudine e della lenta discesa dal dolore verso la tristezza di lui. Il paesaggio desertico contorna e dà la dimensione e la scansione del ritmo della vita degli abitanti di Tel Kedar: il vento che alita come una falciata fredda e acuta, l’aggressività della luce e della polvere, la calce bianca che assorbe le sfumature del deserto, gli spazi aperti strisce di deserto macchiettato. Si respira e s’immagina questa immensa distesa di sabbia su cui il sole brucia con i suoi artigli di vetro acuminato ed è, per noi lettori, come essere novelli beduini che inseguono miraggi lontani e irraggiungibili. E’ la scrittura mirabile di Oz che ci ammalia e ci rapisce come musica dell’anima; lo stile lieve ed elevato solleva la mente in qualche altrove. Nel giorno che muore, si domanda Theo cosa promette l’ultima luce, che cosa ha in serbo; la notte, ma non il nero del buio. Come il chiaro di luna dà luce alla notte che cala, così l’incanto della natura bagliore ai nostri occhi illumina i momenti bui del vivere. Non dire notte.

L’autore: Amos Oz, uno dei più grandi scrittori israeliani, è nato a Gerusalemme e vive ad Arad dove insegna letteratura all’università Ben Gurion nel Negev. Opere: “ In terra di Israele”, “ Lo stesso mare”, “ Una storia di amore e di tenebra” “ Fanatismo”, “D’un tratto nel folto del bosco”.

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