"Nel nome del padre" di Gianni Biondillo

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Una storia d’amore tra Luca e Sonia. Il fidanzamento. Il matrimonio. La nuova casa dove andare a vivere. La nascita di Alice. Tutto pare andare per il meglio, fino a quando qualcosa s’inceppa. E’ l’inzio che porterà alla separazione. La piccola Alice diverrà l’oggetto del contendere, tra il desiderio paterno di starle il più possibile accanto e gli ostacoli frapposti dalla madre. Romanzo calato nell’attualità (anteriore comunque alla nuova disciplina approvata in parlamento qualche anno fa, come premesso dall’autore), nei problemi delle coppie separande, nel rispettivo diritto di entrambi a soddisfare la propria genitorialità. Una storia fatta di litigi, ritorsioni, codici ed avvocati, dove tutto ricade sulla piccola Alice. Luca soffre tantissimo la lontananza della figlia. Si batte come un leone per difendere il proprio diritto di padre. E’ però costretto a subire le ritorsioni di Sonia, la quale spesso e volentieri si appiglia a tutto pur di opporsi fermamente. Come se non bastasse, Luca attraversa anche un momento critico sul lavoro, creandogli difficoltà economiche. Ciò non gli permette di poter pagare con regolarità l’assegno di sostentamento. E Sonia non intende sentire ragioni, minacciando continuamente di ricorrere al giudice.
Ritmo narrativo sostenuto, che avvince il lettore alla storia. In verità si arriva quasi a parteggiare per Luca, a condividerne le frustrazioni di marito fallito e di padre impotente davanti ad una legge che gli impone molti obblighi e pochi diritti. Un finale altamente emotivo sottolinea tutta la drammaticità della vicenda umana del protagonista, il cui unico scopo è quello di amare la sua piccola Alice.
Recensione a cura di

La Feltrinelli
Webster
BOL




