Mia suocera beve di Diego De Silva

di Lucia Dell’Omo - 06-10-2010 

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E’ tornato l’avvocato Vincenzo Malinconico. De Silva ce lo aveva fatto conoscere nel precedente romanzo, “Non avevo capito niente“ e ora con “Mia suocera beve “ riprende le avventure del protagonista. E’ dunque tornato, Vincenzo, con tutto il carico dei suoi pensieri confusi e strampalati. Stavolta si ritrova per puro caso a fare la spesa in un supermercato e mentre gira per gli scaffali e medita su alcuni versi della canzone “Montagne verdi“, incontra un uomo che lo riconosce e lo avvicina. Si tratta dell’ingegner Romolo Sesti Orfeo, amico di un veccho cliente di Vincenzo. Da lì a poco, l’ingegnere sequestrerà Matrix, un uomo vestito di scuro, così soprannominato da Malinconico che lo aveva già notato nelle telecamere a circuito chiuso. L’ideatore del sistema di videosorveglianza di quel supermercato è proprio l’ingegner Romolo Sesti Orfeo, che da tempo spiava Matrix, aspettando solo il giorno adatto.

Perchè sequestrarlo? Perchè Matrix è l’uomo che ha rovinato la vita dell’ingegnere, uccidendogli il figlio in un agguato di camorra. Il sequestro si svolge quindi in diretta tv, perché lo scopo dell’ingegnere è quello di eliminare ogni infamia dal nome di suo figlio. La prima persona a intervenire con le telecamere, fuori dal supermercato, è Mery Stracqualurso, una pseudo-giornalista di tv private, in realtà semi-analfabeta, che farà saltare un po’ i nervi a tutti e sarà punta dall’irrefrenabile sarcasmo di Vincenzo Malinconico che delizierà noi lettori, con minuziose descrizioni di Mery e del suo linguaggio kitsch.

Da questo sequestro Vincenzo uscirà indenne e si rintroverà ad affrontare i dubbi di sempre. La crisi in vista con la compagna Alessandra Persiano, i soliti screzi con l’ex moglie Nives, le piccole avventure dei figli Alagia e Alf e stavolta ci si mette anche la suocera (anzi ex suocera) Assunta, detta Ass (e come dice De Silva “chi conosce l’inglese è pregato di non fare battute spiritose”) . Ass si è ammalata di cancro, non vuole fare la chemio, non vuole vedere sua figlia e l’unica persona che ha piacere di vedere è Vincenzo che la va a trovare spesso e durante una visita porta una bottiglia di whisky. A tutti sembra un’idea folle, ma la suocera ride divertita e accetta con gioia il regalo. E mentre chiacchiera con lei Vincenzo nota quanto sia evidente la differenza caratteriale che li distingue. Lui così rimuginatore e Ass, invece, con una concezione di vita così semplificata. Perché Vincenzo Malinconico è uno che pensa, ripensa e poi mischia e trita tutto nella testa.

Perché io al contrario delle persone come Ass, sono succube delle cose che penso. E magari le pensassi una volta per tutte. I miei pensieri vanno e vengono nella mia testa con una libertà, una promiscuità, una tale ostinazione nell’impedirmi di prendere una sola decisione veramente convinta, che mi debilita avere a che fare con loro. Sono delle gran troie, questa è la verità. Vorrei che la piantassero di usarmi come un albergo farmi consolare e assistere dopo che se ne sono andati a combinare cazzate in giro. Che una buona volta si accontentassero del titolare e mi restassero fedeli. Se dovessi indicare il principale dei miei difetti, quello di cui più avverto la ricorrenza nei rapporti che instauro con gli altri, direi che è la mia tendenza a rimuginare. Io rimugino tantissimo. Quando cammino. Quando lavoro. Quando mi diverto. Quando mi compiango. Quando faccio l’amore. Soprattutto quando non lo faccio.

La storia è raccontata in prima persona, con sarcasmo, con vivacità e ironia, in una lingua moderna e briosa. L’ho letto in due giorni e ho sorriso per tutte le descrizioni e le caratterizzazioni accurate che De Silva e il suo personaggio Vincenzo Malinconico hanno saputo rendere così bene. Con la capacità così viva di uno scrittore che sa guardarsi intorno, diventare una sorta di spugna per assorbire e rubare i gesti, il linguaggio,i dettagli e il modo di essere di quelli che ci stanno intorno. Un Vincenzo Malinconico inarrestabile. E un Diego De Silva travolgente.

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