Marta che aspetta l’alba - Massimo Polidoro

di Mario Bonanno - 08-08-2011 

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Dai fantasmi presunti a quelli della libertà, da detective dell’insolito a narratore di buona caratura. L’eclettismo di Massimo Polidoro (co-fondatore del Cicap, docente di Psicologia dell’insolito, giornalista, scrittore, e chi più ne ha più ne metta) è noto, ma non immaginavo che “Marta che aspetta l’alba” (Piemme, 2011) fosse un romanzo impeccabile fino a questo punto. Compiuto, “forte” (in senso tematico), congegnato senza sbavature, stratificato, e - per di più – scritto molto bene, evitando pedanteria e/o toni precettori.

Attraverso le trame esistenziali di due donne nella Trieste pre e post sessantotto, lo scrittore racconta la rivoluzione che si compì nell’ospedale psichiatrico San Giovanni (ma non solo) dopo l’avvento dello psichiatra Franco Basaglia: prima una contro-storia di identità negate, stigma, sfiducia, soprusi, poi le barriere che crollano una a una, comprese quelle mentali. Se Polidoro si fosse limitato a riassumere in forma saggistica i fatti che portarono alla discussa legge 180 sui manicomi, avrebbe finito col ripercorrere, inevitabilmente, sentieri già battuti, con esiti, ritengo, meno accattivanti rispetto a quelli raggiunti da questo libro-verità (non a caso la collana che lo ospita si intitola “Voci”). Un romanzo-inchiesta che si legge senza pause, che ti prende da subito e non ti molla. Scommetto, infatti, il classico cerino che persino i lettori più navigati finiranno col parteggiare per l’infermiera e la giovane matta (che poi matta non è), emblemi, in fondo, di una stessa medaglia: quella di una società che cambia, si ribella, che rifiuta gli schemi precostituiti, paga i prezzi che ci sono da pagare, assaporando però il gusto dell’affrancamento. Su un piano contiguo anche la vicenda del manicomio di Trieste può assumersi, così, come speculare di un contesto societario che si re-inventa nuovo, sperimentandosi in pensieri, azioni, progetti “altri”, come altro - ma non per questo alieno - è il microcosmo della malattia mentale. A differenza dei (troppi) soliti noti di estrazione tv prestati alla narrativa, Polidoro è uno scrittore di qualità, che qui si merita il mio dieci più convinto: per la storia che ha raccontato e per come è riuscito a raccontarla. E tenete conto che sono alquanto refrattario alla forma-romanzo…

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