Marta Casarini
Pubblicato il 28-08-2010 da

Marta Casarini è nata nel 1984 da madre Beatlesiana e padre Rollingstoniano che la chiamano così in onore del cane di Paul McCartney. Si ritiene fortunata a non chiamarsi Prudenzia o Rubina Martedì. Nel 2006 vince il concorso "Coop for words" e viene pubblicata nell’antologia "Bio-scritture" (Bohumil), mentre nel 2009 il racconto "Nam-myoho-renge-kio" appare nell’antologia "Corpi d’acqua" (Voras edizioni). Ed è proprio la casa editrice Voras più di tutte a credere nelle sue potenzialità di scrittrice tanto che pubblica “Nina Nihil giù per terra”, il suo esordio nel romanzo. Cura inoltre la rubrica “Astrazioni: l’oroscopo letterario” per la rivista on line Fernandel mescolando buoni auspici a consigli di donna arguta per venir fuori dagli impacci causati dall’allineamento sfigato di qualche pianeta un po’ "rompi".
Marta, intanto ti dò il benvenuto a quella che non sarà la solita intervista chilometrica, ma solo 4 chiacchiere contate.
Prima chiacchiera: Da quando ho scoperto Astrazioni leggo il tuo oroscopo, ansioso di
scoprire cosa deve aspettarsi il Cancro dal nuovo mese. Il tuo è chiaramente un oroscopo
diverso, comico, anche letterario direi, però pur sempre di oroscopo si tratta. Dove attingi
per decidere il destino astrologico dell’umanità? Hai un astrologo suggeritore di fiducia? E tu
all’oroscopo ci credi?
L’idea di un “oroscopo letterario” è nata da Giorgio Pozzi, l’editore di “Fernandel”, dopo che una sera, per puro gioco, gli mandai un’email con su scritte le previsioni per il suo segno zodiacale. Come al solito non lesinai in sciocchezze e riferimenti pop-letterari, inventando una Venere capricciosa che intrecciava destini smaltandosi le unghie dei piedi e sfighe cosmiche architettate da un Giove ubriaco e puttaniere, in puro stile Bukowksy. M’ispiro ai libri che consiglio a ogni segno per inventare il futuro, prendendo in giro gli astrologi, e la cosa mi diverte da matti, anche perché finalmente posso vendicarmi di Paolo Fox, che mi predisse un 2008 catastrofico e sconvolgente, azzeccandoci in pieno.
Seconda chiacchiera: Un libro riuscito è quello che ha alla base un’idea geniale e tu l’hai
avuta spostando totalmente il campo visivo. Distorcendo la realtà o forse raddrizzandola,
chissà. Nina guarda il mondo stesa sul pavimento della casa della piccola Mela, a cui fa
da babysitter. Da “giù per terra” tutto è diverso pur essendo lo stesso. Quando ti è venuta
questa idea e quanta relatività assumono gli oggetti, le storie, i pezzi di una vita che paiono
irrisolvibili, se guardati da un altro punto di vista? È una ricetta per combattere ciò che ci fa
star male la tua?
Volevo partire dalla base. Per me, le basi del mondo sono il soffritto e le fondamenta. Sono le cose che vengono per prime: prima di una casa, prima di un buon piatto, e che reggono tutto quanto venga dopo.
In “Nina Nihil giù per terra” racconto delle mie basi, di cosa ha costruito la persona che sono, sia fisicamente che psicologicamente, e per raccontarmi in modo un po’ distaccato, obiettivo, ho avuto bisogno di spostare lo sguardo su qualcosa che fosse altro da me e che nonostante questo mi conoscesse, come gli oggetti. Ciò che Nina ama (la cucina, i libri, le cose che riempiono la sua vita e la sua casa) diventano uno specchio che la riflette, la racconta, la deforma: per conoscere e raccontare davvero una vita bisogna prendere ciò che la riempie, ciò che la rende interessante. In Nina, e in me, sono proprio le basi, il retaggio culturale, l’appartenenza. Anche al pavimento.
Terza chiacchiera: Nina tende a sdrammatizzare su tutto, anche su ciò che le fa male. Trova
sempre il modo di alleggerire i suoi drammi e quelli degli altri. Il mondo non se ne accorge
perché quel sorriso stampato in faccia la fa apparire forte. Quanta fatica costa essere come
Nina e non pesare sugli altri, talvolta accollandosi pure le tristezze altrui? Se ti va, raccontaci
se e quanto ti assomiglia Nina.
Caro Matteo, qui tocchi un argomento che mi sta davvero a cuore. “Star male” non è una condizione della quale ci si debba vergognare. Spesso ho incontrato gente che, pur di non ammettere il proprio malessere, se ne andava in giro a seppellire giuliva le proprie emozioni, proprio con quel sorriso stampato in faccia che citi tu. Io a Nina non ho voluto appiccicare sorrisi.
L’ho riempita di autoironia, questo sì, perché non è un tipo incline al piagnisteo, ma non ha paura di nascondere il disagio derivante dal suo corpo solo per evitare di turbare il prossimo. Non teme di essere emarginata a causa della sua depressione, forse proprio perché dentro di sé ha la forza di ridere e di avere una visione critica su ogni cosa. L’empatia, poi, quella rara capacità di “accollarsi le tristezze altrui” è qualcosa che, come tante altre, ahimè mi accomuna alla protagonista di “Nina Nihil giù per terra” e credimi: ne farei volentieri a meno!
Quarta chiacchiera: L’esordio è un momento delicato nella carriera di uno scrittore, il
momento in cui fare i conti con la realtà e le aspettative, immergersi in un mondo sconosciuto
e mettercela tutta per non affogare e far arrivare il proprio libro più in là possibile. Come
giudichi questo tuo esordio, cosa è andato alla grande e cosa invece ha funzionato meno?
Quali consapevolezze hai acquisito e ti porterai dietro come base per i tuoi prossimi progetti?
Innanzitutto devo confessarti una cosa: sono STRAFELICE di come sta andando. Grazie al magnifico editore Stefano Grugni, della casa editrice Voras, il mio libro è stato distribuito su territorio nazionale, ho avuto la fortuna di poterlo presentare in tante città in tutta Italia e di vederlo recensito su tantissimi siti letterari importanti come “Carmilla” e su quotidiani come “La Repubblica”.
Questo è possibile solo se un esordiente ha la fortuna sfacciata di incontrare un editore davvero serio, tu lo sai, che non ti chiede soldi per pubblicare e che crede nel tuo lavoro. E poi, l’affetto e l’approvazione ricevuti da tanta gente che stimo, da tanti che non conoscevo e adesso sì, la collaborazione con persone meravigliose come il gruppo di Malicuvata, l’inserirsi in qualche modo in un ambiente di cui ho sempre sognato di fare parte: tutto splendido. Spero di continuare a poter scrivere ciò che amo, e di continuare a essere stimata da persone di tutto rispetto anche dopo aver pubblicato il mio prossimo libro, e il più a lungo possibile.
E se di “Nina Nihil giù per terra” non ci sono pile in ogni Mondadori, se non ho venduto duecentomila copie (anche se il traguardo della seconda edizione l’ho raggiunto), se la Dandini non mi invita a “Parla con me” e non sono amica di Erri De Luca, beh, chissenefrega!
Questa era l’ultima chiacchiera: non mi resta che salutarti e ringraziarti per aver accettato il mio invito, facendoti molti in bocca al lupo per il tuo futuro. Se vuoi lasciare un messaggio al mondo intero, qui puoi farlo.
Crepi il lupo e grazie mille a te, caro Matteo. Al mondo non voglio lasciare nessun messaggio.
Anzi, sì: secondo le mie autorevoli previsioni, Urano scaglierà dardi di fuoco su chiunque, da ora in poi, in qualsiasi sala cinematografica del globo terracqueo, si azzarderà a parlare a film iniziato.
Umanità avvisata!










2 Commenti all'articolo
Ahaha che carina! Cercherò il suo libro. Ma ne sta scrivendo un altro?
Cercala su Facebook! :)