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"Le volpi vengono di notte" di Cees Nooteboom

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Non c’è trama, nè storia in questi brevi intensi racconti che sembrano più brani lirici che prove narrative. Il maestro dell’olandese Nooteboom sembra essere soprattutto Eugenio Montale, quello degli "Ossi di seppia". "Heinz", titolo di uno dei più belli di questi testi, è il nome di un console onorario, un imprenditore cha ha scelto di vivere sulla riviera ligure, di fronte al mare spesso tempestoso che è la sua vera unica compagnia. La moglie inglese non lo asseconda e solo una figura evanescente, una specie di lieve spiritello dal nome shakespeariano, Arielle, è stata vicina a questo strano personaggio, ma ora è morta. I temi dei racconti sono ricorrenti: la morte, in tutte le sue rappresentazioni, il ricordo attraverso le fotografia del passato, lo scorrere del tempo che annulla i rapporti affettivi. Paula è la modella di Vogue che l’io narrante ha amato, pur nella sua stravagante ed insolita personalità, non ricambiato, e che riesce a far rivivere attraverso una splendida foto, scattata nel fulgore del suo fascino femmineo....e lei, morta bruciata nell’incendio di un albergo spagnolo, riesce a rivivere nella mente di lui, evocata dall’intensità di un sentimento di comunanza e di complicità che non aveva compreso.

Venezia, la Liguria, la Spagna, il Mar Mediterraneo,Tonga, uno scoglio di Minorca: questa è la geografia dentro la quale il narratore fa muovere i suoi personaggi, insoliti e fascinosi, avventurosi e viziati, trasgressivi e perduti. "Gondole", con cui si apre la raccolta, è il ricordo caldo di una donna amata in gioventù, un’americana giovane e vivacissima con cui il narratore ha vissuto una breve avventura a Venezia, fermata in una fotografia che li ritrae entrambi con lo sfondo di Palazzo Ducale. Ora tornato a Venezia ormai quasi vecchio, ricerca quel punto preciso, l’angolo da cui è partita l’inquadratura, per rivivere quel momento magico. L’atmosfera evocata e la qualità del ricordo sono dette con parole liriche, con un linguaggio liquido, raffinato, depurato da ogni retorica e ogni sentimentalismo.

Racconti asciutti, duri, emotivamente commoventi e coinvolgenti che rimandano alla ricchezza di un mondo interiore di rara sensibilità poetica. "Le volpi vengono di notte" evocate nel titolo sono animali simbolici, con i denti aguzzi, che tengono compagnia al narratore come i sogni che si fanno da bambini, quando la nonna ci racconta una storia e si ha ancora una vaga speranza di felicità. Vale la pena di citare le ultime righe del libro, che ne racchiudono l’intero, profondo significato e ne illustrano il fascino linguistico. "Un fruscio, un mormorio. Il suono delle volpi, una notte nel deserto. Volpi immaginarie. Non vere. Tutto è così fugace. Come noi. Via." Grande narratore Nooteboom, forse grande poeta, capace di toccare le corde di una intima segreta interiorità.

Recensione a cura di Elisabetta Bolondi

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