Le quattro casalinghe di Tokyo - Natsuo Kirino

Recensione di - 31-03-2012
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Le quattro casalinghe di Tokyo - Natsuo Kirino

Nella Tokyo dei nostri giorni Masako, Yayoi, Yoshie e Kuniko sono quattro donne che per questioni economiche sono costrette a fare il turno di notte (che garantisce un compenso più alto) presso uno stabilimento che inscatola colazioni. Sono legate, si sostengono, si aiutano, anche quando Yayoi in preda al panico telefona a Masako per chiederle aiuto: ha appena ucciso Kenji, quel marito che spendeva i suoi guadagni notturni in gioco d’azzardo e prostitute, lo stesso uomo che la sera precedente l’aveva anche picchiata e col quale ormai litigava spesso.

Masako è una donna razionale e intelligente, oltre che bella (sebbene vesta in maniera sciatta). E’ diversa da tutte le altre protagoniste del romanzo e la si potrebbe definire la vera eroina, che si distingue per determinazione, sangue freddo e scaltrezza. E’ lei a suggerire di fare a pezzi il corpo di Kenji e di distribuire le buste con i resti in luoghi poco frequentati in modo che, senza dare nell’occhio, possano finire come comuni buste dell’immondizia nell’inceneritore. E’ sempre Masako a coinvolgere Yoshie, la "maestra", una donna che lavora per mantenere un nipotino, una figlia, e la suocera invalida che le rende la vita un vero inferno. Yoshie, attirata anche dall’idea di una ricompensa promessa da Yayoi, accetta. Kuniko, l’ultimo elemento del quartetto, sempre in cerca di soldi a causa dei debiti, le rate della costosa auto da pagare e le spese scellerate in abiti costosi e scarpe firmate, viene coinvolta solo per la sua ottusa insistenza. Ma a fine lavoro Kuniko non rispetta i patti e lascia parte delle sue buste nei pressi di un parco dove vengono ben presto scoperte dalla polizia. Dal canto suo, Masako si occupa di seppellire la testa di Kenji e questo gesto sembra esprimere il comando, il polso fermo che questa donna ha a differenza delle continue debolezze delle quali le altre si macchiano. La contrapposizione è presente già nel titolo: le quattro casalinghe, quattro individualità, solitudini rispetto a una città popolata come Tokyo che vive giorno dopo giorno ignorando le solitudini di queste donne.

Se i personaggi femminili, pur suscitando compassione nel lettore, restano comunque imperfetti, i personaggi maschili non sono da meno. Satake è il proprietario del Mika, il locale dove Kenji era solito sperperare i suoi soldi e dove ha conosciuto Anna, la prostituta per la quale nutriva un’insana passione. Satake ha avuto un litigio con Kenji proprio la sera prima della sua morte, pertanto è il principale indiziato, anche perché è già stato in carcere in passato per aver ucciso una donna durante un amplesso. Jumonji è un uomo avido, uno strozzino ma codardo. Kenji lo conosciamo già. Solo Kazuo è l’unico uomo ad avere un animo gentile ed educato e carico di quei sentimenti dei quali gli altri sembrano sprovvisti (forse non a caso è per metà giapponese e per metà brasiliano), come se nella cultura giapponese per un uomo fosse inconcepibile l’idea di gentilezza e buon cuore. Nel paese di suo padre, Kazuo si sente un emarginato, proprio come le donne di questo romanzo: ignorate, sottovalutate fin quasi a ritenerle incapaci dell’efferatezza e del sangue freddo che gli uomini mostrano come carattere dominante del proprio temperamento. Un romanzo agghiacciante eppure reale. Da non perdere.

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