Le figlie del Dio dell’inverno - Zaira Procopio

“Io sono nata il 26 dicembre, che è un giorno orribile.
Già capita durante le feste natalizie, il che è piuttosto deprimente, poi proprio il ventisei che, dopo le grandi abbuffate di natale e della vigila, è un giorno di sopimento, di morte “.
Inizia così "Le Figlie del Dio dell’Inverno", romanzo di Zaira Procopio edito da Sovera. Zaira Procopio, Psicologa e Psicoterapeuta, vive e lavora a Roma, dove si occupa di disturbi del comportamento alimentare. Il libro narra le vicende di un gruppo di giovani donne che ogni mercoledì si incontra e si racconta all’interno di un centro per disturbi del comportamento alimentare. Le storie di queste donne scorrono su binari paralleli e sembrano non incrociarsi mai, ma – a ben guardarle – c’è un filo che lega e conduce tutto il loro rapporto: la malattia, brutale, che non lascia tregua e che le fa sentire come un buco vuoto: la bulimia.
Da cosa nasce questo romanzo?
"Le Figlie del Dio dell’Inverno" è il frutto di un percorso costruito negli anni. Da diverso tempo mi occupo, come psicoterapeuta, di disturbi del comportamento alimentare e, da qualche tempo, sentivo la necessità di dare voce, anche fuori dal mio studio, a queste donne che non possono esprimere il loro malessere.
Si tratta, quindi, di una sorta di diario clinico? La malattia vista dallo psicoterapeuta?
Niente di tutto ciò. In verità, le persone di cui si parla in questo romanzo sono frutto della mia fantasia. Sono le storie, quelle sì, ad essere reali. Sono storie così comuni che, a volte, passano inosservate.. è questo il vero cuore del problema. Ma, più che non vedere, si preferisce fingere di non aver visto. Per paura, per senso di inadeguatezza.
Cos’è la bulimia?
Una mia paziente, un giorno, mi disse: “Io non ho scelto di essere bulimica, però mi sento così inadeguata, inadatta, sempre dipendente da qualcun altro, sempre incapace di far bene da sola..”. Io credo che la bulimia nasca da una profonda disconoscenza del proprio sé. Si tratta, cioè, della manifestazione tardiva di un disturbo di personalità. L’esperienza soggettiva di queste pazienti ruota quasi costantemente attorno ad un sentimento di inadeguatezza, un nucleo negativo che viene spostato dallo psichico al somatico, contribuendo a creare un’immagine negativa della rappresentazione corporea.
Perche leggere "Le Figlie del Dio dell’inverno"?
Per prendere coscienza di una realtà che viene troppo spesso negata o etichettata come “capriccio”, un tentativo di mettersi al centro dell’attenzione.
Perché questa è una malattia terribile, che non lascia tregua e che colpisce un numero sempre crescente di donne e anche di uomini.
Per dare voce a chi sa usare il cavo orale per vomitare e non per esprimersi attraverso le parole.

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