Le due zittelle di Tommaso Landolfi

di Valentina Concetti - 31-03-2010 

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La collana Piccola Biblioteca Adelphi ripubblica il racconto Le due zittelle (Adelphi, 2008) di Tommaso Landolfi restituendogli gli onori dovuti. Lo scrittore termina il lavoro nel ’43 e lo pubblica a puntate sulla rivista fiorentina “Il Mondo” della tipografia Vallecchi. Quest’ultimo rimarrà il curatore privilegiato delle opere di tutta una vita, salvo screzi e incomprensioni intermittenti, come non a caso accade per la stampa del libro in questione. Stanco delle solite lentezze decisionali dell’editore, Landolfi decide di bussare alla porta di Bompiani che lo fa uscire nel gennaio del ’46, permettendo alla critica di accoglierlo all’unanimità come opera narrativa straordinaria.

Lilla e Nena sono i campioni formidabili di una vita passata in sordina. Due sorelle votate a sacrificio per diretta intercessione di una madre che succhia loro linfa vitale fino all’ultimo respiro esalato. La morte -per paradosso e pietà- porta sollievo, scarcerando le reiette claustrali. La tregua è però breve, perché l’olezzo del miasma è spudorato in questa storia, e dissacrante. E’ la scimmia Tombo ad avere il ruolo dell’incarnazione diabolica: scoperta inscenare cerimoniali scandalosi nella cappella del monastero vicino, per ristabilire gli equilibri, l’espiazione è quella capitale. Nena, lo zoccolo duro della coppia, si erge a pretore sovrumano, titano inaccessibile dai buoni sentimenti di Lilla. La quasi banalità dell’antefatto ha risvolti grotteschi. Il racconto si fa leopardiano quando intervengono a giudizio monsignor Tostini -classicamente reazionario- e il giovane padre Alessio -ardente di un Dio che è sopra i circuiti meramente umani di “dare ed avere”-. I due si sfidano a singolar tenzone sostenendo arringa, con la platea della corte muliebre che attende di pronunciare il pollice verso. Dalla cronaca quasi bozzettistica di una vicenda familiare di provincia, l’ubris di una scimmia, dipana la trama da filosofia nel boudoir. L’autore agisce con l’autorità del narratore e lancia ammiccamenti al lettore, mediante lingua plastica e maliarda, che è squarcio subliminare di potenza incantatoria. L’arcaismo grafico, nel titolo e nel testo (la doppia - t - di zittelle) è divertimento sarcastico dello scrittore. Il falso etimo “zitta” si fa sentenza schietta del proprio umore sulla meschinità protagonista.

Lo scrittore - Tommaso Landolfi nasce da famiglia nobile, nel 1908 a Pico Farnese. Il debutto ufficiale è sensazionale nel 1937 con la raccolta di racconti Dialogo dei massimi sistemi, ma le opere sono numerose e prolifiche fino alla morte avvenuta a Ronciglione nel 1979. Dal 1992 i testi di rilievo ormai fuori catalogo, sono riediti dalla casa editrice Adelphi a cura della figlia Idolina Landolfi, dal 1996 anche presidentessa del Centro Studi Landolfiani. Fra i titoli recentemente riproposti: In società (2006) e la traduzione di Lermontov, Liriche e poemi (2006).

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