La sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj

Recensione di - 23-02-2012
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La sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj

La sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj è un vigoroso romanzo di denuncia e allo stesso tempo autobiografia del suo autore. Tolstoj prende le mosse da una sua esperienza personale, ossia il tradimento della moglie con un affascinante e talentuoso violinista per creare una storia struggente, intensa e ricca di pathos.

Ci troviamo in uno scompartimento ferroviario e stiamo assistendo ad un accesa conversazione fra alcuni passeggeri riguardo il matrimonio ed il divorzio. Il punto di vista bigotto e maschilista di un anziano mercante fa stizzire un’alquanto (apparentemente) liberale signora, nonché tutti i presenti. L’unico a difendere il vecchio è il signor Pozdnysev, il vero protagonista di tutta la vicenda, che un capitolo più tardi si confiderà con uno dei viaggiatori e gli svelerà la ragione per la quale non crede più nell’amore.

Pozdnysev ci racconta del suo primo errore giovanile finito in tragedia: prende in moglie una fanciulla dalla bellezza angelicata, puramente esteriore, non si prende la briga di conoscerla a fondo, scambia un appetito carnale per amore e questo sarà la causa della sua rovina. All’inizio, la loro unione è all’insegna della passione e del desiderio sensuale, la fanciulla mette al mondo cinque figli ma ben presto Pozdnysev si rende conto della sterilità del loro rapporto, si allontana sempre più dalla moglie, per la quale non nutre né affetto né rispetto. Nonostante ciò, quando in lui comincia ad insinuarsi il sospetto che la moglie lo tradisca con un suo amico, non può fare a meno di scivolare lentamente ed inesorabilmente nella pazzia.

Il romanzo è intriso di religiosità, vuole essere un monito a guardarsi dai piaceri della carne e a liberarsi da quest’oscura passione, che annebbia la mente e rende l’essere umano più selvaggio di un bestia. L’uomo è infimo per sua stessa natura, tuttavia si intravede ancora un barlume di speranza: insegnare ai nostri figli ad amarsi e a rispettarsi per ciò che sono realmente e non per ciò che appaiono, per le loro belle anime e non per i loro seducenti corpi.

“Provate a domandare a un’esperta civetta, intenzionata a conquistare qualcuno, se preferisca rischiare di essere accusata, in presenza di quello che vuole sedurre, di falsità, crudeltà o anche dissolutezza, o di mostrarsi in un brutto abito mal cucito: tutte preferiranno la prima evenienza. Sanno bene che tutti noi mentiamo parlando degli elevati sentimenti, che tutti gli uomini hanno solo bisogno del corpo, e perciò perdoneranno ogni schifezza, ma non un abito malfatto, inadeguato e di cattivo gusto.”


Anche se l’autore, rappresentato dall’immagine di Pozdnysev, lo disprezza con tutto sé stesso, la forza prorompente dell’eros emerge di continuo. Per un lettore moderno, le pagine più belle sono forse quelle in cui Tolstoj ci mostra il tormento interiore del protagonista, nonché il trionfo del "furor" sulla "ratio", della veemenza sulla ragione.

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