La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo

di Mara Marantonio - 12-08-2010 

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Tra gli scrittori israeliani dell’ultima generazione quella di Eshkol Nevo è senz’altro una delle figure più rappresentative. Nato a Gerusalemme nel 1971, il pubblico italiano lo ha incontrato grazie alla sua prima opera, Nostalgia, edita da Mondadori nel 2007: un intenso, delicato romanzo apprezzato in tutto il mondo, vincitore di numerosi premi.

Ora Neri Pozza ci fa conoscere “La simmetria dei desideri”. Potremmo chiamarlo il romanzo dell’amicizia tra quattro giovani “moschettieri” israeliani, autodefinitisi di provincia (sono originari di Haifa!), nata negli anni del liceo, rafforzatasi durante il servizio militare -che, per loro, ha coinciso con gli anni della prima Intifadah-, i quali, all’alba del ventunesimo secolo, si interrogano sul significato della vita, sull’avvenire, sull’amore, sull’inesorabile passare del tempo, in un contesto, Israele, nel quale parlare di futuro, di normalità assume, se ne sia consapevoli o meno, uno strano sapore di incertezza e pure di sfida. Ma è proprio lo scorrere quotidiano dell’esistenza che Nevo vuole raccontarci, in un insopprimibile desiderio di normalità, pur nella consapevolezza, come egli confida in una recente intervista a Susanna Nirenstein (la Repubblica del 10 luglio u.s.), che “tutto [nel Paese] si svolge [come] su una sottile lastra di ghiaccio”.

Da Amichai, uno dei quattro, parte, un giorno in cui tutti insieme stanno guardando in TV la finale dei Mondiali di calcio del 1998, l’idea che è il filo che idealmente lega tutta la vicenda: perché non scrivere ciascuno, su un foglietto, i propri desideri per gli anni a venire e attendere la prossima finale di Coppa del Mondo per verificare se si sono realizzati? Si dipana così una storia, la cui origine e, per così dire, ragion d’essere sta in uno stratagemma usato dall’Autore, magari -per certi aspetti- non nuovo, ma di sicuro effetto, proprio in un ambito dove la regola è la sorpresa, il tuffarsi, da parte dei protagonisti, nell’ignoto mare dell’esistenza, com’è ben evidenziato dall’immagine di copertina dell’edizione italiana. L’intrigante suggestione del romanzo sta nell’intrecciarsi delle fantasie di ciascuno per cui il sogno espresso dal primo è realizzato, secondo un originale percorso, dal secondo, l’aspirazione del quale trova compimento nel terzo e così via fino a creare una magica “Simmetria dei desideri”, degna dell’armonico giardino Bahà’í di Haifa. Eshkol Nevo gioca da par suo tutti gli strumenti espressivi: dal drammatico, all’ironico, al sarcastico. Il romanzo acquista forza, spessore lirico, “cresce”, per così dire, nella seconda parte, specie nel tratto finale, ma -è solo l’opinione personale di chi scrive -, proprio per questa ragione, un minor numero di pagine gli avrebbe conferito maggiore asciuttezza ed efficacia espressiva nel far risaltare il messaggio che è alla base della vicenda: Tutto è Possibile. O, come dicono in India, secondo quanto riportato da uno dei protagonisti: “Sab kuch milega”.

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