La psicantria. Manuale di psicopatologia cantata - Gaspare Palmieri e Cristian Grassilli

di Mario Bonanno - 14-12-2011 

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Psicantria è una parola che non esiste: inutile cercarla sui dizionari, non ne troverete traccia. E’ stata coniata, non senza indizi di sacrosanta ironia, da Gaspare Palmieri e Cristian Grassilli, (psichiatra il primo, psicoterapeuta il secondo, cantautori entrambi) per un manuale + cd, sui generis, utili, provocatori (“La Psicantria”, edizioni La Meridiana, 2011), che si addentrano nel frastagliato arcipelago della sofferenza mentale. Perizia & rigore scientifico non mancano, ciò che manca piuttosto in questa operazione congiunta è il piagnisteo e dunque bene-bravi-bis e procediamo con ordine.

Il libro è un “manuale di psicopatologia cantata”, in cui c’è di tutto ma niente di superfluo: c’è il campionario assortito e non ansiogeno dei disturbi mentali affrontati nella loro eziologia di base e attraverso il focus di uno specialista; ci sono il racconto in prima persona dell’anoressica, dell’ossessivo-compulsivo, del borderline, dell’affetto da depressione, dello schizofrenico, e via di questo passo (tra gli spunti più interessanti del volume); ci sono i testi (mica male) delle canzoni che rimandano al disco, autentico asso nella manica del duo Palmieri-Grassilli: un album a tesi come si sarebbe scritto una volta, saltimbancante tra i generi musicali cum grano salis e una spruzzata di umorismo/ottimismo. Anche l’imprimatur all’impresa è nobile, porta infatti la firma di Francesco Guccini, che in questo modo si esprime su manuale e cd:

“La vera intuizione, da parte di Palmieri e di Grassilli, è che la musica, meglio, la canzone, sia un mezzo fantastico, a poco prezzo, per creare empatia, per suscitare partecipazione: sono pronto a scommettere che queste canzoni, orecchiabili, a volte persino ballabili, riuscirebbero a muovere emozioni anche in chi non fosse particolarmente interessato ad indagare la condizione esistenziale propria ed altrui e che “Mio fratello” e “Abbi cura di te” non sfigurerebbero in nessuna hit parade”.

La malattia mentale atterrisce perché incomprensibile, spesso incurabile, trasversale, perché non guarda in faccia nessuno. Affrontarla come fanno Palmieri e Grassilli, didascalicamente, senza terrorismi, supponenza, ma senza neanche sottovalutazioni, diventa un ottimo espediente per allentare la morsa dello stigma sociale che si trascina dietro. L’ultima parola spetta, d’obbligo, agli autori:

“La canzone, attraverso il testo, la musica e l’interpretazione, ha il pregio dell’immediatezza, della sintesi estrema, e del forte potere comunicativo. Difficilmente in quattro minuti si riesce a spiegare la complessità di certe situazioni esistenziali, ma riteniamo che la canzone possa rappresentare una piccola provocazione, stimolare discussioni sull’argomento, soprattutto infrangere quel muro d’indifferenza e talvolta di ostilità (il cosiddetto stigma) che si erge intorno alla malattia mentale”.

Meglio di così…

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