La madre di Grazia Deledda

Con “La madre”, Grazia Deledda regala un altro spaccato di vita quotidiana, un vivere fatto di piccole cose, di sentimenti e rinunce. La semplicità dei protagonisti si rispecchia nei gesti, nelle parole, in un paese radicato sulle tradizioni e su una salda morale. Un romanzo di fede e di peccato, di prostrazione e letizia, di umori taciuti e passioni che irrompono incontrollate.
Protagonista è Paulo, il sacerdote della città di Aar, che prende in custodia le anime di un piccolo paesello sui monti. Sua madre è la sua migliore consigliera, una donna che nutre per il proprio figlio un amore smisurato, un amore che vorrebbe proteggerlo dalle insidie della vita e dalle tentazioni. Paulo si innamorerà della giovane Agnese, che vive sola nella grande tenuta lasciatagli dal genitore. Una casa senza persiane con scurini alle finestre, una piccola scala sovrastata da un arco gotico, sarà il luogo che accoglierà il peccato del giovane prete tentato da una passione carnale per la donna. Maria Maddalena, la madre, accortasi del cambiamento del figlio divenuto più attento alla propria cura personale, più vanitoso, furtivo nelle uscite notturne, con umore diviso tra momenti di estrema euforia a quelli più malinconici, cercherà di riportarlo sulla retta via, ricordandogli i suoi doveri di parroco e il peccato per il suo comportamento. Paulo sarà travolto da momenti di coscienza e abnegazione a momenti in cui sentirà venir meno la propria fede; nonostante tutto, però, continuerà la sua attività di sacerdote esorcizzando Nina Masia, una bambina dagli occhi verdi posseduta dal male. Un giovane aiutante di nome Antiaco accompagnerà tutte le funzioni del prete seguendolo con una cassettina contenente gli oggetti per i rituali sacerdotali, un ragazzo che vede nella figura del prete la proiezione perfetta del suo futuro clericale. Insieme si recheranno anche dal vecchio Dicodemo, il cacciatore solitario che vive tra le montagne. Paulo teme l’arrivo della notte, perché con essa può giungere la tentazione ed ecco perché si propone di accompagnare la morte dell’uomo fino alla fine. Tuttavia, tale espediente lo rivedrà tornare in tempo per trascorrere la notte tanto temuta al villaggio dove viene accolto con una grande cerimonia per l’esorcismo avvenuto quello stesso giorno. La madre vivrà quasi sulla propria pelle il tormento che vive il figlio e cercherà di fargli comprendere quanto il suo ruolo richieda dei veri sacrifici. Sarà lei stessa a consegnare una lettera ad Agnese in cui Paulo si dichiara pentito del peccato commesso. Seguiranno giorni tormentati fino a quando una serva non gli dirà che la padrona sta male, spinto dall’urgenza di sapere la gravità del male che ha colpito Agnese, Paulo romperà la promessa fatta alla propria madre recandosi da lei, non prima però di averlo comunicato ad una sconsolata Maria Maddalena. Il prete giunto alla casa della donna si renderà conto di essere stato vittima di un inganno, Agnese dimostrerà tutti i suoi anni e anche qualcuno in più tanto era stato il dolore che la lettera le aveva inferto: si prostrerà ai piedi del suo amato, ma Paulo, ormai vinto dalla fede e dal rimorso, non cederà più alle sue lusinghe. Non servirà a fargli cambiare idea neanche la minaccia di lei che vorrebbe smascherarlo l’indomani durante il rito domenicale. Paulo si recherà alla funzione con angoscia insieme alla madre cui ha raccontato tutto. I minuti della funzione trascorrono con agitazione e incertezza; con occhi vigili Paulo seguirà le mosse della giovane per tutto il tempo, quasi certo che ella alla fine avrebbe desistito. Si arriverà alle ultime battute senza che Agnese dica niente. Tuttavia ci sarà un finale triste per il giovane, che, in un certo senso, espierà il proprio peccato.
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