La luce sugli oceani - M. L. Stedman

Solo la lanterna del faro di Janus Rock sapeva cosa si celava dietro l’arrivo di una barca con un uomo morto e una neonata in lacrime che la corrente aveva fatto approdare sulla spiaggia dell’isola “ultimo scampolo d’Australia”. Il 27 aprile del 1926 “il giorno del miracolo” un vagito aveva interrotto il silenzio della giornata, dove il blu del cielo era tutt’uno con l’immensa distesa marina. Una nuova vita oltre a quella del guardiano del faro Tom Sherbourne e di sua moglie Isabel era sbarcata nell’isola “una distesa verde di poco più di due chilometri quadrati”. Una piccola vita da proteggere e da custodire, perché da quel giorno in poi Lucy, da lux Luce, come la luce del faro che ogni notte girava “sempre imparziale” e pronta “a offrire la salvezza a chi ne aveva bisogno”, avrebbe rappresentato tutto per la coppia. “Aveva bisogno di noi, e noi avevamo bisogno di lei”.
A Janus un uomo sperimentava la solitudine, una donna infelice che non poteva avere figli era preda dell’isolamento sgomenta e affascinata di fronte alla vastità del mare che proprio in quel punto unisce l’oceano Indiano con quello Australe. Con l’arrivo di Lucy, Isabel aveva accettato il dono inaspettato che la vita le aveva donato perché “un invisibile filo d’amore” la univa alla bambina. “Distante un centinaio di miglia” nella terraferma australiana nella cittadina di Point Partageuse una madre tenacemente sperava nell’impossibile, in un miracolo giacché “chi diavolo poteva prevedere cosa aveva in serbo la vita?”.
The Light Between Oceans (La luce sugli oceani, Garzanti, 2012), primo romanzo dell’autrice australiana, venduto in 25 paesi, è diventato un fenomeno editoriale ancora prima della sua pubblicazione perché oltre al fascino di una narrazione scorrevole e avvincente tocca temi universali: amore, morte, maternità, l’imponderabile. Con chi deve crescere Lucy, con la madre naturale o con quella che l’ha salvata? Come dare un significato a ciò che è accaduto? Una decisione salomonica che causerà, comunque vada, dolore e sofferenza. Un romanzo di grande impatto emotivo nel quale domina la generosa figura di Tom il cui compito è cercare di “dare sicurezza e protezione alle navi”, perché il guardiano del faro lo sa bene “non si può mai sapere cosa porterà con sé la marea un giorno dopo l’altro...”.
The Bookseller ha definito il volume “il libro più desiderato da tutti gli editori del mondo” redatto da una scrittrice che ha dichiarato “le mie storie nascono da un’immagine, una frase, una voce narrante, che mi viene in mente all’improvviso. In questo caso ho immaginato un faro, e poi una donna, e poi un uomo”. Struggente è la malia e il fascino di quella “torre di pietra bianca” alta quasi quaranta metri dall’”esile eleganza” che possiede la straordinaria capacità con “l’inclinazione della sua luce” di lasciare l’isola al buio e di illuminare per contrasto l’orizzonte marino. Del resto “un faro è per gli altri, incapace di illuminare lo spazio più vicino intorno a sé”.















1 Commenti all'articolo
Inizialmente ero un po’ scettica sul fatto che questo libro fosse divenuto un fenomeno editoriale ancora prima della sua pubblicazione, per tanto ho voluto leggerlo per capirne le motivazioni.
Il romanzo è ricco di sentimenti, di luci ed ombre, e di personaggi ai quali è impossibile non affezionarsi: l’enigmatico Tom, la premurosa, disperata ma tenace Isabel, e la piccola e dolce Lucy-Grace. Un legame tra madre e figlia viene spezzato, e solo la pazienza e l’infinito amore materno riusciranno a ristabilire l’ordine delle cose. Il racconto, perfettamente descritto in questa recensione, è ben scritto. Gli eventi sapientemente narrati dalla Stedman si susseguono velocemente; il libro risulta quindi appassionante, e scorre via in un attimo. E’ quindi comprensibile l’accanimento degli editori per poter pubblicare questo libro, che non lascia certamente il lettore indifferente.
[...] Quando poi aveva chiesto a Lucy cosa voleva regalare al papà, una sera che erano sedute insieme sulla veranda, la bambina aveva arrotolato una ciocca di capelli sul dito con aria pensierosa e infine aveva risposto "le stelle" [...]