La libertà dei servi - Maurizio Viroli

di Giovanni Basile - 24-01-2011 

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Se essere cittadini liberi vuol dire non essere sottoposti ad un potere enorme e assolvere i doveri civili, è evidente che gli italiani non possono dirsi liberi: ossia, sono sì liberi, ma liberi nel senso della libertà dei sudditi o dei servi. (pag.17)

Alla fine degli anni ottanta, la prima repubblica si caratterizzava per l’ascesa sulla scena politica di nani e ballerine. E la seconda, per che cosa si connota? Con un corrosivo e acuto pamphlet, Maurizio Viroli, docente di Teoria politica all’Università di Princeton, evidenzia come nel paese ormai dilaghi il servilismo, la piaggeria, l’adulazione strisciante verso il potente di turno. Nei secoli passati esisteva la corte del signore che disponeva al proprio servizio di vassalli, valvassori e valvassini. Oggi vige un sistema politico di corte più moderno, ma intrinsicamente simile a quello del passato. Un fenomeno che prima coinvolgeva qualche centinaio di sudditi, mentre adesso riguarda milioni di persone che si sottomettono al volere del capo politico, ricco e potente, per mero opportunismo. La cortigianeria diviene così metodo sistemico volto al raggiungimento di favori e privilegi altrimenti negati a chi non è disposto a vendere la propria libertà di decisione e di pensiero. Alla politica del passato, basata su ideali e valori di ben altro spessore, si è sostituita oggi la politica spettacolo dei lustrini e delle pailletes, degli urlatori da talk show di professione, ma soprattutto dei caudatari che si identificano con il signore, preoccupandosi soprattutto di apparire e di fungere da megafono al volere del capo del partito azienda. Non ci vuole molto a capire che gli strali dell’autore sono indirizzati a Silvio Berlusconi e al suo modo di intendere la politica. Il potere enorme ed arbitrario nelle mani di un unico attore, porta inevitabilmente alla nascita del sistema di corte e, di conseguenza, al proliferare dei cortigiani. Il sistema di corte arriva così a plasmare anche la società ed il costume, in modo che la mentalità servile si diffonda con capilarità nel tessuto sociale del paese. Viroli, tuttavia, indica la strada per recuperare la via della libertà, rivalutando la bellezza dei doveri civili, il senso di responsabilità, l’onestà, il voler essere più che il desiderio di apparire a tutti i costi, il rispetto verso sé stessi e verso gli altri. Soltanto recuperando questi valori, il paese sarà in grado di risollevarsi dalla prostrazione morale, soprattutto a livello politico, in cui da anni è precipitato.

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