La dea cieca - Anne Holt

di Elisabetta Bolondi - 30-12-2010 

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La dea cieca. Abbiamo già letto della scrittrice norvegese Anne Holt due romanzi incentrati sulle avventure di un’insolita e simpatica coppia di investigatori, Vik e Stubo, “Quello che ti meriti” e “Non deve accadere”, ambedue appassionanti e coinvolgenti; questo romanzo, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2010, in realtà è precedente, uscito nel 1993, e si nota rispetto agli altri della Holt una maggior lentezza, minore ritmo narrativo, una scrittura che si sta quasi rodando.

I personaggi, la detective Hanne Wilhelmsen, l’avvocato Karen Borg, il poliziotto Hakon Sand che cercano di dipanare un’intricatissima indagine dopo che due misteriosi omicidi sono avvenuti apparentemente senza legami, non riescono ad essere del tutto convincenti; le due donne soprattutto, quasi intercambiabili pur se in diversi ruoli, non appassionano del tutto il lettore. Sembra quasi che la scrittrice voglia fare le prove della costruzione narrativa dei romanzi che seguiranno. Ecco dunque avvocati, giudici, investigatori, giornalisti, secondini, uomini dei servizi segreti, tutti a vario titolo appaiono implicati in un caso di narcotraffico che si estende a macchia d’olio, sempre più misterioso e inspiegabile.

L’abilità della scrittrice sta forse proprio nel portare avanti la narrazione per molto tempo senza che i veri colpevoli, scoperti solo nelle ultimissime pagine, siano riconoscibili. Una storia senza internet, senza intercettazioni, con cellulari ancora poco efficienti, con una tecnologia ancora alle prime armi, con mezzi di trasporto a dir poco primordiali: i rapporti di polizia sono scritti a macchina, i fax poco funzionanti, chiavi segrete che possono essere duplicate facilmente, nascondigli approssimativi, codici segreti che si decriptano agevolmente. Insomma la Oslo degli anni novanta sembra anni luce dietro alla trilogia di Stig Larsson che ha spopolato in anni recenti. Resta comunque convincente lo spaccato sociale della Norvegia: una polizia con pochissimi mezzi, una classe politica corrotta, una diffusione capillare di droghe pesanti, insomma una comunità piccola ma insana. Per conoscere la Holt e per gli amanti del giallo scandinavo si può cominciare da questo romanzo, appena uscito, che giudico tuttavia molto inferiore ai successivi della brava romanziera norvegese.

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