La casa dipinta - John Grisham

Recensione di Stefano Trabucchi, scrittore - 02-05-2011 

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La casa dipinta - John Grisham

La voce di un bambino, Luke Chandler, ci racconta una vicenda semplice e leggera, quotidiana e realistica. L’epopea di un’America che non c’è più, contadina povera e faticosa, priva di tecnologia ma a contatto con la dura terra. Accanto alla scena pacifica e bucolica si accumulano però tensioni sociali e razziali, enormi problemi economici, conflitti culturali mai sopiti, violenza, crudeltà ed ignoranza. La famiglia patriarcale di Luke si basa su dure e decise regole dettate dal nonno, il vero capofamiglia. Le regole e i divieti sono delineati anche dalla religione battista a cui è legata la famiglia. Come ogni anno in quell’estate del ’52 si aspettano i braccianti per la raccolta del cotone. Arrivano puntualmente una decina di messicani ed una famiglia di montanari che si insediano nella fattoria. Le sei settimane che seguono sono un intreccio sociale tra i protagonisti. La famiglia di montanari con il fratello rissoso, la sorella attraente ed il bambino menomato. I messicani con il loro leader violento denominato “cowboy” ed ancora la famiglia vicina di poveri contadini. Il bambino ripone, come del resto molti nella zona, ogni speranza nei suoi eroi del baseball e nella disciplina di questo sport appassionante che incarna le caratteristiche del sud degli Stati Uniti. Con il pensiero al fratello più grande in guerra nella lontana Corea, Luke sarà testimone di un efferato omicidio e dovrà tenere il peso di un tale segreto per tutta la vicenda. Dovrà crescere in fretta, lavorare nei campi e convivere con i nuovi arrivati, nel bene e nel male. Il terrore di perdere il raccolto si materializza purtroppo con l’alluvione che fa sprofondare tutti i contadini della zona nella più totale disperazione. Quando tutto sembra perso, il piccolo montanaro menomato suggerisce a Luke quel gesto che determinerà simbolicamente il riscatto non solo di sé stesso ma di tutta la famiglia e addirittura di tutta la società rurale. Il gesto di dare colore a quelle assi di legno invecchiato.

Le campagne degli Stati Uniti meridionali raccontate attraverso la quotidianità di povere famiglie contadine. La seconda guerra mondiale è da poco terminata, l’angoscia di un figlio partito per la guerra di Corea. Famiglie patriarcali che vivono di stagioni, di raccolti e che sono in balia di eventi naturali quali le tempeste o le alluvioni. Le alzatacce mattiniere, la dura vita a contatto con la terra, le regole ferree, i racconti in veranda alla sera, le speranze e l’attaccamento al baseball. Le tensioni sociali e razziali tra gruppi eterogenei, messicani, montanari, uomini del sud, neri ed yankee.

Con incredibile semplicità, quanti insegnamenti ci trasmette Grisham in una vicenda che sembra raccontata proprio da un bimbo di sette anni e che sembra avere molti spunti autobiografici. Alla fine una luce di speranza, un riscatto che sembra lontano reso reale da un semplice gesto: dipingere quella casa di assi di legno, tinteggiare le facciate come fanno i ricchi signori delle città, un gesto tanto semplice quanto inimmaginabile per dei poveri contadini del sud...

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