La casa di ringhiera - Francesco Recami

di Lucia Sedda - 03-11-2011 

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Il signor Consonni è un amabile pensionato di mezza età. Ex tappezziere di professione, ha arredato il suo appartamento secondo un gusto preciso e originale. Tende e copridivani, tappeti e mobilia riflettono la sua anima elegante e appassionata che mal si concilia con il resto delle volgarità degli altri condomini. Ma il signor Consonni della sua vita è piuttosto soddisfatto: nonno part -time per il suo nipotino di pochi anni, una spasimante di troppo all’interno del palazzo e una grande unica passione, quella per gli omicidi. Abile classificatore, uomo scrupoloso ed ordinato quasi ai limiti della maniacalità ha classificato tutti i casi di omicidi più o meno famosi incollando articoli di giornale, sottolineando notizie più o meno importanti, aggiungendo impressioni. Per questo quando in un paese vicino al suo avviene il brutale omicidio di un uomo sulla sessantina, appassionato di storia egizia e a suo modo collezionista come lui, il signor Consonni inizia una nuova pagina del suo raccoglitore, si mette in viaggio ed interroga bibliotecari e vicini di casa.

A questo punto l’ovvia deduzione del lettore della quarta di copertina potrebbe essere che il libro che si appresta a leggere sia il classico romanzo giallo nel quale il classico vecchio pensionato risolve il caso con arguzia ed intuito. Un giallo e niente più. “La casa di ringhiera” è invece ben altro perché l’unica vera indagine è quella che porta lo scrittore Francesco Recami ad indagare vizi e virtù della gente di provincia, quella anonima, volgare ed invisibile: un vecchietto con la fissa per la sua macchina vecchia di chissà quanti anni, una professoressa in pensione, un padre alcolizzato che porta una famiglia ai limiti dell’assurdo, una coppia ambigua che litiga troppo spesso. Succede qualcosa: il padre alcolizzato sparisce nel nulla portandosi dietro delle vecchie mutande, la donna ambigua viene uccisa (o forse no); il vecchietto con la fissa della macchina si ribella ai soprusi; il signor Consonni finisce in un ripostiglio; il suo nipotino rischia di venire eliminato; due bambini si improvvisano carcerieri per una giusta causa. Tutto accade in poche pagine e il romanzo, inizialmente partito stanco e descrittivo subisce un’accelerazione che lo porta a diventare comico ed imprevedibile. E alla fine il lieto fine, nessuno è morto, nessuno è sparito e tutti si salvano e, in ultimo, il caso dell’appassionato egizio viene risolto proprio grazie a Consonni e per una volta, finalmente, l’uomo finisce sul giornale con elogi ed onori.

Un ottimo romanzo delicato e profondo, irriverente quanto basta, eccezionale come sempre nel portare alla luce con modestia ed eleganza gli uomini qualunque, portando bellezza nella mediocrità. Francesco Recami può essere considerato uno dei pochi scrittori che abbia appieno compreso il senso del noir.

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