La casa del sonno di Jonathan Coe

"La casa del sonno" di Jonathan Coe è da considerarsi il capolavoro indiscusso e indiscutibile dello scrittore inglese. La storia si articola in due tempi e da questa particolarità deriva la bizzarra struttura narrativa del libro che vede i capitoli dispari ambientati nei primi anni ‘80 e quelli pari negli anni ’90. Si racconta di un gruppo di studenti che vivono ad Ashdown: Gregory studia medicina e ha la bizzarra ossessione di spiare il sonno altrui; Terry dorme 14 ore al giorno, fa sogni meravigliosi e da sveglio progetta di girare un film, che richiederebbe cinquant’anni di riprese; Veronica è una lesbica appassionata di politica e teatro; Robert è un romantico e trasognato studente di lettere innamorato di Sarah, la ragazza narcolettica, attorno alla quale girano e si evolvono le vite di tutti gli altri. Dodici anni dopo il loro incontro, Ashdown diventa una grigia clinica, in cui si cerca di curare la narcolessia e si nascondono strani soggetti dediti a oscuri esperimenti. È una storia nella quale i destini dei protagonisti s’incrociano sino all’inverosimile e sino all’inpensato e inatteso epilogo. Tutti i ragazzi hanno problemi legati al sonno e s’interrogano sul suo valore e significato: c’è chi non dorme mai, chi troppo, chi ama guardare il sonno degli altri, chi dorme perché preferisce i sogni alla vita e chi sogna anche ad occhi aperti. È un romanzo bellissimo, leggero, veloce ma non banale, che lascia un segno. Il libro si apre a molte interpretazioni e riflessioni fin dalle primissime pagine e insegna come, di fronte alle contraddizioni e incongruenze della vita, c’è una soluzione, anche se delle volte è completamente assurda.

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