La casa degli spiriti di Isabel Allende

di Maria Laurora - 01-04-2008 

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È uno di quei libri che non si può non aver letto ed è quasi peccato non averne mai sentito parlare, essendo una sorta di passaggio obbligato, forse necessario. "La casa degli spiriti" sancisce, nel 1982, l’esordio di una scrittrice, Isabel Allende, predestinata ad aver successo, come noi a posteriori possiamo ben affermare, e che già col suo primo libro ha svelato tutta se stessa e il suo indiscutibile talento. Forse ingiustamente considerata una scrittrice amata quasi esclusivamente dalle donne, è probabilmente vittima di un pregiudizio infondato o di una lettura superficiale dei suoi romanzi. È vero che, spesso, il nucleo dei suoi libri è rappresentato da una storia d’amore, il che, stupidamente, la relegherebbe al genere secondario della narrativa rosa, ma è altrettanto vero che queste storie d’amore sono vissute, tormentate, mai scontate e circondate da un dettagliato contorno di situazioni politiche, economiche, sociali e culturali decisamente ben narrate, che rendono il destino della protagonista quasi il destino di un intero popolo. Esattamente questo è ciò che accade ne "La casa degli spiriti", un romanzo in cui si riflette, non esagerando, l’intera storia sudamericana. È la storia di tre generazioni di donne, bellissime, forti e straordinarie (Clara, Alba e Blanca), attorno alle quali gira il racconto di uomini deboli, fragili, che hanno bisogno delle donne per essere davvero grandi. Il libro, ricco di magia, si apre con il racconto di Clara, la piccola chiaroveggente, capace di far muovere le cose ed annunciare le disgrazie. Il romanzo non è però solo questo: è politica, ingiustizie, maschilismo e, sì, anche amore, ma valuto e conquistato con fatica, appassionato e puro, fedele anche se tradito, eccezionalmente comune. Questo affascinante quadretto famigliare racchiude la situazione del suo popolo, mischiando realtà e fantasia in modo tale che ad un tratto non si distingua più la differenza o comunque diventi irrilevante. Questa storia è talmente coinvolgente, certamente la più bella scritta dalla Allende, che si può ritrovare un fac-simile nella letteratura sudamericana solo in Cent’anni di solitudine di Garcìa Màrquez.

È un libro che consiglio a chiunque ami Isabel Allende e non abbia mai letto il suo capolavoro, a chiunque pensi che immaginazione e cruda realtà possano convivere perfettamente in un libro come nella vita, a chi si senta in un momento particolare della propria esistenza o a chi, semplicemente, ami i bei libri. Consiglio anche la bellissima versione cinematografica, magari dopo aver letto il libro!

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