La bambina dal cappotto rosso di Roma Ligocka

Recensione di - 24-01-2011
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La bambina dal cappotto rosso di Roma Ligocka

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La bambina dal cappotto rosso di Roma Ligocka non è un libro nuovo, anzi la sua pubblicazione risale a parecchi anni fa, ma il suo impatto emotivo e la sua peculiarità ne fanno un romanzo-memoriale molto adatto a riprendere il tema dei sopravvissuti/testimoni della Shoah in tempi di smemoratezza, quando non di dichiarato revisionismo storico.
La prima parte di questo libro autobiografico rientra nel genere memorialistico dei sopravvissuti alla shoah, e, pur essendo coinvolgente e ben scritto, ci descrive la vita di una bambina nel ghetto di Cracovia durante gli anni della invasione nazista senza grandi novità. Sorprendente invece la seconda e più intensa parte del libro, quella della protagonista divenuta ormai adulta, delle sue peregrinazioni prima nella Polonia stalinista, poi nella Germania del dopoguerra, il suo difficilissimo reinserimento in una vita normale, malgrado gli amori, un figlio, una carriera notevole di scenografa, costumista, scrittrice. Le ferite dell’infanzia, infatti, non accennano a cicatrizzarsi e la dipendenza dagli psicofarmaci diventa l’unico modo per sopravvivere, drammatico modo che inizia a condurla verso il baratro.

Sarà la Prima del film di Spielberg, il celebre Schindler’s list, alla cui proiezione in un cinema di Cracovia è stata invitata come sopravvissuta a quei tragici eventi, a sbloccare una situazione psicologica ormai insopportabile: Roma si riconosce in quella bambina dal cappotto rosso, l’unica macchia di colore che il regista aveva voluto in mezzo al bianco e nero usato per descrivere l’orrore del ghetto. Il pianto disperato, la ricerca di quella bambina che lei era stata saranno forse per la protagonista l’inizio di una nuova vita interiore. Un romanzo verità, una storia commovente, un modo per sapere, per interrogarsi, per non dimenticare mai più.

I "bambini nascosti": sono così stati definiti gli ebrei che durante l’Olocausto avevano meno di 14 anni e che sono miracolosamente sopravvissuti. A questa generazione appartiene Roma Ligocka, ebrea polacca, che in una Cracovia messa a ferro e fuoco dai tedeschi riesce a scampare alle persecuzioni razziali e alla guerra. Non fa quasi a tempo a sfuggire all’orrore nazista che già si trova ad affrontarne un altro: il comunismo. All’inizio la entusiasmano i suoi principi egualitari, ma presto i compagni di classe le rinfacciano il fatto che gli ebrei hanno ucciso il Redentore. Quando finalmente l’Occidente libero le apre le sue porte, Roma si può affermare come autrice di teatro e adesso può affrontare anche i suoi dolorosi ricordi. [1]

© Riproduzione riservata

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