L’ultima sentenza di John Grisham

Romanzo definito del genere legal thriller, ovvero un poliziesco ambientato nelle aule dei tribunali, o con al centro il dibattimento giudiziario. Grisham era un avvocato, che conosce bene il mondo giudiziario dei tribunali statunitensi, specialmente quelli del Sud del Paese: si dice che fu lui ad inventare questo genere, ormai molto popolare.
"Ultima Sentenza" racconta le vicissitudini di due avvocati onesti e puri, di quelli che non se ne trovano più al giorno d’oggi, tranne nei romanzi, che scelgono di stare con la vedova Baker, cittadina di Bowmore, nella causa intentata contro la potente società Krane Chemical. L’industria in questione è accusata di aver avvelenato le acque della cittadina ed aver provocato la morte di decine di persone per cancro: lo scontro quindi è tra onesti e corruttori, corrotti e potenti, ricchi senza scrupoli. Gli avvocati Wes e Mary Grace Payton puntano tutto su questa causa e rinunciano ai guadagni, alle automobili di grossa cilindrata, alla vita da lusso: vinceranno in primo grado, ma i "cattivi" pagheranno politici, giudici, per arrivare al loro scopo.
L’autore, come scrittore del Sud, si è ispirato allo stile realistico di John Steinbeck, ma il genere è quello adatto a trasformarsi in fiction per Hollywood: è un vero peccato anche se forse i personaggi, avvocati compresi, dovrebbero avere più consistenza psicologica caricaturali. Pur ricordando lo stile di Steinbeck, il romanzo non possiede la forza, l’umanità dell’autore di furore, delle sue crude descrizioni della povera gente, dei perdenti, dei violenti. Il finale è ovviamente sorprendente: potrà stupire, deludere o entusiasmare. A molti lettori, invece, potrebbe non piacere la descrizione tecnica del sistema giudiziario statunitense. In ogni caso bisogna riconoscere la capacità di Grisham di interessare il lettore con uno stile veloce, leggibile ed accattivante.
L’autore di questa recensione è uno scrittore emergente: clicca sul suo nome per conoscerlo meglio!

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