L’osservatore di Franck Thilliez

Recensioni di libri

Nord, 2011 - «L'osservatore» ha un’anima nera, inquietante e sibillina, che incatena il lettore alla trama, al susseguirsi di vicende folli eppure credibili, inquietanti proprio perché chi legge sa benissimo che rientrano nell’ambito del possibile.

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Rossella Martielli, scrittrice

“L’osservatore” di Franck Thilliez, edito dalla Nord nel 2011, è un romanzo semplicemente strabiliante. Non ci sono altre parole per descriverlo sufficientemente bene, perché questo thriller esce fuori da ogni schema, da ogni stereotipo del genere e da tutto ciò che il lettore, anche quello appassionato, ha letto finora. “L’osservatore” ha un’anima nera, inquietante e sibillina, che incatena il lettore alla trama, al susseguirsi di vicende folli eppure credibili, inquietanti proprio perché chi legge sa benissimo che rientrano nell’ambito del possibile. Non c’è nulla di soprannaturale, infatti, nell’ultima opera di Thilliez.
Per quanto agghiaccianti, per quanto inconcepibili, le tematiche trattate e i crimini che sconvolgono una Francia distratta e frivola, troppo concentrata sulla superficie delle cose per accorgersi di ciò che accade in profondità, sono pur sempre possibili, reali, materialmente realizzabili. E se anche il lettore a tratti può avere l’impressione che Thilliez sconfini nelle fantascienza, subito dopo non può non rendersi conto che spesso la fantascienza è diventata realtà – basti pensare alla moderna tecnologia, a internet e a tutte le scoperte che un tempo sarebbero sembrate magie – e che ciò può accadere anche con il controllo delle menti, spinte ad agire secondo una volontà che non appartiene più al soggetto, ma a qualcuno che radiocomanda gli uomini dall’alto, come fossero burattini.

E proprio il cervello riveste un ruolo fondamentale in questo romanzo, insieme all’occhio, l’organo che trasmette la realtà visibile senza interpretarla, facendo da tramite tra ragione e realtà. Ne “L’osservatore” c’è tanto, c’è un po’ di tutto, in realtà: dalla malattia mentale alle immagini subliminali, dalla Cia alla Legione straniera, dal cinema alla psichiatria; eppure nulla è lasciato al caso, tutto rientra in un disegno preciso, organizzato e folle. Lungi dall’essere un minestrone senza capo né coda (come accade spesso in quei romanzi che mettono insieme troppi elementi slegati tra loro), il romanzo di Thilliez è un vero capolavoro. Stupisce, impaurisce, attrae e repelle, ma soprattutto offre una miriade di spunti di riflessione su una realtà che potrebbe appartenerci in un futuro prossimo, sconvolgendo le nostre vite.

Fin dove è autorizzata a spingersi la scienza? Qual è il confine tra genio e malattia mentale? Cosa scatena in un uomo l’impulso alla violenza più cieca e, soprattutto, perché questa a volte sembra propagarsi tra uomini proprio come un virus? Questo sono le domande che si porranno i lettori leggendo questo libro. Insieme a loro, incaricati di cercare riposte ancor più scomode e pericolose delle domande, i commissari Franck Sharko e Lucie Henebelle avanzeranno a tentoni in una vicenda iniziata negli anni ‘50, un male primordiale giunto fino ai giorni nostri tramite una pellicola, un film strano e apparentemente banale, incomprensibile, che tuttavia scatena reazioni molto forti in chi lo guarda. Lo sa bene Ludovic, che ha comprato il film da un vecchio collezionista e dopo averlo visto è stato colpito da una grave forma di cecità isterica, e lo sa bene Henebelle, che non riesce a togliersi dalla mente quelle immagini. Perché il film non è solo quello che appare: al suo interno, infatti, sono nascoste altre immagini, altre scene… altri inesprimibili orrori. “L’osservatore” è fenomenale, consigliatissimo!

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