L’amore ai tempi del colera - Gabriel Garcia Marquez

Premetto che non ho mai amato Marquez e ho sempre guardato storto chiunque mi dicesse “Cent’anni di solitudine è il libro più bello che abbia mai letto!”. Fortunatamente uno sconto spaventoso in un supermercato mi ha invogliato all’acquisto de “L’amore ai tempi del colera”.
Lo stile è quello del miglior Marquez: intricato, elaborato, fatto di salti temporali e di invezioni letterarie. La storia si basa sul quesito che tutti ci poniamo: l’amore dura davvero per tutta la vita? Quello di Florentino Ariza sì. Un amore immenso, puro, che sa aspettare più di cinquant’anni per trovare la possibilità di potersi esprimere. Una relazione nata durante l’adolescenza, che ha conosciuto un lunghissimo distacco, con Florentino pronto ad attendere la morte del marito, il dottor Juvenal Urbino, per potersi ricongiungere alla bellissima Fermina Daza, la più desiderata del Caribe.
L’altra domanda che Marquez si pone è: l’amore coincide con la fedeltà? In questo caso assolutamente no, dato che Florentino si comporterà come un lascivo libertino, collezionando avventure amorose con ogni tipo di donna, senza però mai smettere di amare la sua Fermina. Un romanzo monumentale, sporcato forse da improvvise digressioni che mi facevano venir voglia di buttarlo nel camino, ma che si legge interamente perché ci si continua a domandare “come andrà a finire?”. Perché l’amore di Florentino è l’amore che tutti desideriamo, che tutti noi vorremo ricevere, che tutti noi vorremo dare. L’amore che chiunque sogna di vivere, quello che sa attraversare gli oceani del tempo rimanendo immutato.

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1 Commenti all'articolo
No, io l’amore di Fermino Daza non lo cerco... ogni tanto l’oggetto del desiderio deve materializzarsi. Non può restare solo un desiderio.