L’Italia in vacca di Riccardo Caselli

di Recensore esterno - 04-12-2009  

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Sottotitolo: La crisi del Belpaese vista da un giovane arrabbiato

Una copertina che ritrae una vacca bianca rossa e verde, divisa per regioni, rende perfettamente l’irriverenza di questo lucidissimo saggio d’esordio di un giovane scrittore. Ironico e dal ritmo serrato, “L’Italia in vacca” (editore Aliberti) è un pamphlet quanto mai d’attualità: prendendo le mosse dalla crisi economica, ci racconta un’Italia incapace di rialzarsi perché vittima di un decadimento culturale e sociale.

Riccardo Caselli, venticinquenne psicologo sociale, debutta con un libro che è quasi impossibile non leggere in un fiato: lo stile fluido e graffiante di un “giovane arrabbiato”, come recita il sottotitolo, nonché l’indovinata struttura a capitoletti, lo rendono un’opera decisamente innovativa nel panorama librario italiano. “L’Italia in vacca” vanta inoltre una prefazione di Pier Luigi Celli, che scrive: “occorre tornare a dare rilievo a un pensiero divergente, perché non c’è innovazione senza rottura delle regole”.

E allora diventa impossibile ignorare il grido d’allarme che proviene da un giovane scrittore, quale è Caselli, che senza mezzi termini arriva a porci di fronte al tema dell’etica. “La rivoluzione o sarà morale o non sarà”, disse Peguy, e l’originale posizione dell’autore sembra proprio rispecchiare un simile proclama. Occorre una rivoluzione culturale, una rottura delle regole attuali, che restituisca infine il primato alla morale.

I temi trattati nel libro sono numerosi: le dinamiche aziendali, l’università e la scuola, il “velinismo” dilagante, la tecnologia, il cinema, il calcio, l’ufficio, ciascun aspetto della vita degli italiani trova spazio nelle pagine. Parlando di Platone e di Kakà, di McDonald e rock’n’roll, di filosofia e internet, citando ora Schopenhauer ora Woody Allen, la scrittura di Caselli riesce a conferire un ritmo e una leggerezza insoliti per un saggio così ricco di spunti e considerazioni.

Recensione di Ezio A.

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